Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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lunedì, 18 maggio 2009

Do you really care about nothing?

Devi lasciare che le cose ti scivolino addosso. Ma non lo permetti, almeno non come dovresti, e di sicuro non ci riuscirai finché resterai troppo concentrato su te stesso.
Restano sul tappeto mosse geniali e, il più delle volte, errori madornali. Te ne importa? Certo, ed è un peccato. Ma in ogni caso dovresti imparare a disinteressarti assai più delle prime. Perché ti piace credere che esse, rispetto ai tuoi errori, siano le vere impronte digitali del tuo sedicente io.

Curarsi dell'io equivale a vivere di inganno e menzogna. L'errore, l'equivoco, hanno ben altra origine, e provenienza assai meno discutibile. Ci si manifesta nell'altro unicamente abbandonando l'idea di manifestarsi come ci piacerebbe. Abdicando cioè ad ogni idea residua di io. Per questo motivo si può fallire rimanendo sinceri, e viceversa si può mentire spudoratamente cogliendo nel segno.

Manifestarsi è donarsi, dimenticandosi di se stessi, senza scopo. Comunicare è lasciar sedimentare spontaneamente ciò che ci riguarda, volta per volta, per successiva sottrazione e mai deliberatamente o per volontà. Ma, soprattutto, la comunicazione è comprensione. Il che evidententemente esclude una volta e per sempre concetti superati come la persuasione, l'imposizione, l'iterazione a scopo didattico. Non si può apprendere nulla che non sia già in noi; possiamo riflettere sul nostro percorso, magari ricordarlo, ma mai e poi mai su di una meta cosciente. La conoscenza è l'insieme delle cose che abbiamo cercato, e non il gramo bilancio consolidato di quelle che, per merito o per caso, siamo riusciti a trovare.

Perciò molto spesso, amici e consimili, vi compatisco assai più di quanto non compatisca me stesso. Compatisco voi che, addirittura, vi arrogate la paternità di un io che non è neppure vostro, bensì proiezione conto terzi del linguaggio della sopraffazione che vi sovrasta. E che vi illudete, incredibilmente, di padroneggiare a vostra immagine e somiglianza.
Esistono talvolta notti più buie di altre.



postato da: dhPhD alle ore 06:03 | link | commenti
categorie: lampi e deliri
giovedì, 26 marzo 2009

Persona

Continui a pensare, talvolta, che lei conservi un ricordo affettuoso di te. Tutte cazzate. Riempi il vuoto con l'immagine dell'immagine. Per sona allo specchio. E' quel nulla che spesso ti accade di evocare, e che in fondo forse ti si addice più di ogni altra cosa.

La terra è un pianeta ostile, inospitale. Basta con l'ambientalismo. Distruggiamola una buona volta questa terra, e chi s'è visto s'è visto. Basta con le lamentazioni idiote di chi paventa sciagure planetarie destinate a quanto pare a realizzarsi mai così in fretta come si vorrebbe. Più determinazione e meno chiacchiere allora, malnata progenie di consimili la cui violenza e idiozia ammorba da millenni codesto posto. Fate presto e fate in fretta.
Non siete voi ad indossare una maschera. E' la maschera che vi indossa a proprio piacimento, deformandovi a misura di quel potere che credete di inseguire ma che vi tiranneggia attraverso le cose da cui siete detti. La retorica dei fatti, della 'storia', è l'alibi che vi serve per impugnare l'arma del delitto. Siete dei giocolieri dilettanti da strapazzo. Non potete dire nulla di ciò che pensate, perché non pensate nulla e, qualora pure lo pensaste, vi verrebbero meno le parole come accade agli infanti in culla. Siete un rozzo incunabolo di sconcezze impiastricciate a bella posta. Ed eccovi così pronti a cianciare di Dio e d'Io, perorando imperterriti le vostre miserabili liturgie blasfeme. Deliquio e delitto insieme, affermati attraverso quelle medesime due negazioni a voi così care.

Non è facile vedersi visti. L'immagine allo specchio rivede l'ipotesi di un sé reale che, in quanto tale, essa non può che immaginare se non attraverso il riverbero di cui è essa stessa fonte e origine. E' un po' come se chi vediamo camminare avesse in realtà percorso l'intera circonferenza terreste in un istante fino a porsi in una posizione prossima a quella che abbiamo appena visto, fornendo così al nostro occhio l'impressione di un movimento ravvicinato: il camminare, appunto. Qualcosa di simile accade ad esempio al cinema, in cui 24 fotografie scattate in un secondo danno l'impressione di un movimento senza soluzione di continuità.

Vedersi visti, dicevo. Ammettere la possibilità che ciò che siamo o vediamo non lo siamo o non lo vediamo noi. Oppure che ne rappresentiamo una balzana sintesi, e che dovremmo perciò semmai interrogarci sul perché o per come siamo, vediamo, diciamo certe cose e non altre. Le nostre parole e le nostre azioni, l'impressione che abbiamo di noi stessi, potrebbero cioè essere l'effetto di qualcosa ma non rappresentarne minimamente il fenomeno. Il quale fenomeno, invece, l'essere parlante si ostina e si illude in ogni momento di padroneggiare a bella posta, dando così del tu a ciò che non conosce e che forse neppure esiste.
Non è il caso qui di scomodare idiozie parafiliache come la psicanalisi, dottrina per cretini che arrancano tentando di fornire spiegazioni razionali a fenomeni (come già detto) neppure mai conosciuti. Troppa (dis)grazia, davvero. Oppure infognarsi in facilonerie misticheggianti cialtronisticamente complici del 'tutto fa brodo'. Si tratta invece, se vogliamo, di una ricerca permanente non tanto di se stessi - il che sarebbe in tutto o in parte impossibile come percorrere l'intera circonferenza della terra in un istante - quanto piuttosto di ricercare un linguaggio adatto ad esprimere ognuno per sé ciò che si è, ma soprattutto ciò che non si è.

Fino a pervenire al punto in cui, con ogni probabilità, ogni essere parlante non potrà fare altro che assumersi l'irresponsabilità delle proprie azioni. Ma, appunto, soltanto delle proprie...

postato da: dhPhD alle ore 07:23 | link | commenti (2)
categorie: lampi e deliri
mercoledì, 03 dicembre 2008

Blobster



Un divertente remix di alcuni tra i più celebri videodeliri sull'inceneritore dello Zar di Salerno,
Vincenzo De Luca... con strameritato pernacchione finale (grande Eduardo).

Voglio bene ai ragazzi. Il "cercare di usare" una star della società dello spettacolo mi suona più o meno come "cambiare le cose dall'interno"... Un disastro, fuor di metafora.
Giovedì non sarò con voi. Ho una scusa buona, ma non verrei comunque. Nonostante ciò il video  - lo ammetto - non mi è pesato affatto realizzarlo. Soprattutto perché spero possa divertirvi, ed aiutarvi in ciò che ritenete sia giusto fare.
A volte però mi sembra quasi di essere il vostro spacciatore di fiducia...
postato da: dhPhD alle ore 04:21 | link | commenti (12)
categorie: lampi e deliri
lunedì, 06 ottobre 2008

Starcraft



Ho saputo dell'ormai prossima uscita di Starcraft 2, il seguito di uno dei capolavori videoludici di sempre: Starcraft.
Starcraft è responsabile, per quanto mi riguarda, del mio record di permanenza davanti ad un pc, in perenne azione ludica: ben 19 ore di fila. Successe diversi anni fa. Ricordo che durante tutte quelle ore andai sì e no una volta in bagno, ma forse nemmeno una volta... Neppure Warcraft 3 (altro capolavoro della Blizzard) o Civilization 2 sono riusciti a tenermi incollato per tanto tempo davanti a un pc. 
Starcraft, assieme alla sua espansione Brood War, anche a più di 10 anni dalla sua uscita è e rimane un gioco straordinario. E' il precursore di tutti i giochi strategici in tempo reale e, per giocabilità immediata per nulla offuscata da un'indubbia complessità di fondo, resta divertentissimo e per nulla ripetitivo. Non è mai uguale a se stesso; non esiste mai una strategia che assicuri la vittoria, perché le razze e le unità - pur nell'incredibile diversità di fondo - danno vita ad un insieme di combinazioni tattiche e strategiche che vanno padroneggiate e comprese, e che dipendono in definitiva dallo stile di gioco e dalle preferenze del giocatore. In questo senso Starcraft si avvicina davvero molto agli scacchi, anche se una partita a Starcraft è decisamente più movimentata.
Non gioco più on line a Starcraft da diverso tempo, e credo al momento che non riprenderò perché abbondano mostri che giocano abitualmente da anni, e forse normalmente per ben più di 19 ore di fila... Trovarseli contro è un po' come giocare a scacchi contro un Grande Maestro.

Quando esplose la mia febbre per Stacraft creai anche degli scenari utilizzando l'editor di mappa incluso nel gioco. Li ho ripescati e reinstallati in questi giorni e devo dire che sono molto divertenti. In pratica creai uno scenario unico adattandolo alle 3 razze: Terrestri, Protoss e Zerg. L'enorme difficoltà dello scenario (la difficoltà è impostata su 'folle') è più che bilanciata dalla serie di possenti eroi che menano come pazzi che ho inserito a disposizione del giocatore per ogni singola razza. In più ci sono situazioni particolari che ho introdotto. Ad esempio per gli Zerg ho immesso un piccolo bonus di risorse che il giocatore guadagna ad ogni singola unità avversaria uccisa. Per i Protoss ho fatto in modo che, una volta morto un eroe - ad esempio Zeratul - esso si reincarni per 5 minuti diventando invincibile, pronto così a fare sfaceli sontro la base avversaria. Ai Terrestri ho dato in dotazione 2 incrociatori possenti, e una serie di altre unità che compaiono mano mano che gli eroi cominciano a morire.

Vabbè, chi conosce il gioco potrà capire cosa sto dicendo... E, sempre per chi conosce il gioco, lascio a disposizione i miei scenari, sperando che essi risultino divertenti. Dimenticavo: gli scenari sono per l'espansione Brood War.

Scenari_Starcraft_by_Simonzio.zip
postato da: dhPhD alle ore 22:49 | link | commenti (9)
categorie: lampi e deliri
venerdì, 05 settembre 2008

Underground



Mi è capitato qualche mese fa di caricare su youtube questa straripante e debordante scena di Underground di Kusturica.
Complice forse anche il titolo che ho dato al video (ma si tratta di una citazione passim della versione italiana), ne è seguita la solita disputa tra 'fascisti' da una parte e 'comunisti' dall'altra. Leggere per credere.

Ricordo di avere ascoltato diversi anni fa un'intervista ad un gerarca delle SS, di cui non ricordo il nome. Questo vecchietto all'epoca se ne stava impunito e tranquillo da qualche parte, anche perché credo il suo nome non fosse immediatamente riconducibile a qualche crimine di guerra. Ad ogni modo ad un certo punto l'intervistatore gli chiede: "Senta, ma lei cosa pensa dei naziskin e dei movimenti neonazisti in forte ascesa in Europa?". Il vecchietto sogghigna, fa una breve pausa, e poi diabolicamente conclude: "Non capisco cosa c'entrino mai questi giovani con il nazismo. E' chiaro che, guardando quelle facce, gran parte di essi sarebbero finiti senza dubbio nei campi di concentramento". Ipse dixit...

La solita infinita querelle tra i sostenitori dell'una o dell'altra parrocchia non mi ha mai convinto, né entusiasmato. E' la solita lite tra disadattati, che invece di prendere atto del loro disagio si appigliano a qualcosa di ineluttabile, a una divisa qualunque, pur di mentire a se stessi.
 
Non parteggio per gli imbecilli fascistoidi e le loro facce improbabili, i gesti assurdi, la violenza come disperato appiglio ed approdo. Posso soltanto, umanamente, tentare di comprendere che il loro disagio è qualcosa di viscerale, profondo e sofferto, ma nondimeno la manifestazione di tutto ciò è repellente.
Ma non parteggio neppure per la comunisteria bene, quelli cioè che il comunismo non si è mai realmente visto per ciò che doveva essere. Sarà anche vero, ma questa storia mi ricorda il vecchio giochino: "Indovina a cosa sto pensando. Se indovini ti do un miliardo". Troppo facile. Non mi piacciono i figli di papà che dispensano lezioni di equità e morale al riparo dei loro vestiti alternativi e griffati, con l'immancabile stesso occhio cattivo (grande Pasolini) dei loro genitori.

Credo che l'eleganza consista essenzialmente nel non litigare per nessun motivo che non ci riguardi davvero, hic et nunc. E il mondo non è lo stesso di 60 anni fa. Fatte salve le opinioni, ovviamente. Soprattutto quelle degli ubriachi che nel cuore della notte non hanno né voglia né tempo da perdere nella stolida consuetudine di voler insegnare e dimostrare per forza qualcosa a qualcuno.


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postato da: dhPhD alle ore 07:42 | link | commenti (6)
categorie: lampi e deliri
venerdì, 25 luglio 2008

Il vuoto per me ha ogni anno un nome, un differente pretesto dietro cui celarsi. Ed è un fenomeno interessante, quasi un’esigenza che rincorro concretamente e puntualmente sin da quando ero bambino.
Ogni forma, ogni situazione diversa in cui mi imbatto mi aiuta a capacitarmene. In termini differenti e direi complementari gli uni agli altri.
Credo di aver deciso quasi inconsciamente, chissà quando, di fuggire da me stesso. Ma non in maniera tanto rapida da non accorgermene, da non serbare alcun ricordo di ciò che nel frattempo mi è capitato di essere, dei mondi e delle vite che mi è capitato di sfiorare. Devo conservare almeno qualcosa, un dettaglio anche insignificante di ciò che intendo gettare via per sempre. Ne ho un bisogno quasi maniacale.

Anche la mia apparente aggressività e intolleranza rappresentano il mio eterno giocare sulla difensiva, il mio defilarmi, e la mia tendenza esprimere pienamente un concetto o una sensazione attraverso il suo contrario. Comprendo benissimo quanto sia difficile e impegnativo starmi dietro, tentare di comprendermi. Ma io gioco, appunto. Riempio di parole il contorno dei significati che intendo negare, smentire. E in questo, forse, sono veicolo e vettore di significanti diversi.
 
Non mi spaventa affatto il giudizio degli altri, né l’idea di non essere compreso. Mi terrorizza, invece, il buio del disamore. Quando all’ennesimo bicchiere di vino o di birra gli altri mi credono ubriaco, io li accontento volentieri e faccio in modo che se ne convincano davvero. Non amo deludere il mio pubblico, anche se esso si aspetta tutto il male possibile da me. Continuo così a giocare con la mia ombra, certo di aver guadagnato almeno un alibi e un pater ave gloria di indulgenza. Amen.
 
Non so nascondermi, non so fingere. A volte sono autenticamente autolesionista, incerto però tra rammarico e compiacimento. Rovinare un capolavoro può essere più divertente che portarlo a compimento: continuo a sembrarne convinto nonostante l’ineffabile senso di vuoto che spesso mi accompagna. Ma io ho forse proprio bisogno di sentire il vuoto per percepire la vita. Non so fare altrimenti.
 
E nel frattempo ne ho gettate via di cose. Anche molte persone credo si siano col tempo stancate di volermi bene, forse assai prima che io mi stancassi davvero di loro. Le ringrazio se non altro per la loro discrezione.
Ma io non mi pento affatto di averle gettate via, o di averle perdute per sempre. Mi pento semmai di non averle sapute apprezzare, comprendere, amare. Questo, sì, mi causa un’angoscia profonda. E' come un senso di fine imminente rinnovato per sempre... Per sempre.
“Per sempre vuol dire morire”…
postato da: dhPhD alle ore 04:54 | link | commenti (4)
categorie: lampi e deliri
sabato, 12 luglio 2008

Nosfessatu



Il nuovo imperdibile kolossal su Nosfessatu, principe di Salerno!

Nosfessatu, terribile vampiro dalla capa di bomba, semina il panico in città portando tecnici e progettisti per realizzare il suo nuovo giocattolo: l'inceneritore.
A fronte dell'ostilità della piazza, Nosfessatu decide di rassicurare a suo modo la popolazione sulla pericolosità del megagiocattolo. Decide così che di giorno dormirà dentro un tavuto all'interno dell'inceneritore.


Copyleft Sfessati Productions - 2008
postato da: dhPhD alle ore 04:17 | link | commenti (5)
categorie: lampi e deliri
mercoledì, 18 giugno 2008

Divertissement



Un montaggio di spezzoni di celebri film fa da contrappunto satirico ad alcuni estratti del pedantissimo monologo sull'inceneritore tenuto il 6 giugno 2008 dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, su Lira Tv.
postato da: dhPhD alle ore 09:14 | link | commenti (8)
categorie: lampi e deliri
domenica, 18 maggio 2008

Pensare diversamente

Credo sia importante imparare a pensare diversamente, non aspirando affatto ad organizzarsi diversamente rispetto a qualcosa. Viceversa sarebbe assai preferibile tentare di disorganizzarsi totalmente rispetto al tutto.

Qualunque visione reattivo-adattativa genera conflittualità antagonistica che, di per sé, legittima l’esistenza di qualunque ordinamento sociale e di qualsivoglia consuetudine. Equivale cioè a ricadere in una visione dialettica in cui uno degli assiomi - di fatto - è l’ordine costituito. O, in una visione più ampia, il “potere” come meccanismo regolatore dei rapporti tra esseri umani. Il potere andrebbe invece restituito alla sua insensatezza, evitando la trappola della dialettica. Evitando, mi si passi la metafora, di suonare la sua stessa canzone ma con strumenti diversi.
 
In questo senso il marxismo, ponendosi in antagonismo rispetto alla società capitalistica, di fatto ha dato linfa vitale e slancio alla stessa. Ha contribuito a storicizzarne gli aspetti più incomprensibili, concordando addirittura con la stessa società capitalistica sulla necessità di alcune transizioni inevitabili. Ma, quand’anche esso si fosse posto soltanto e semplicemente come totalmente altro rispetto al capitalismo, ne avrebbe legittimata l’esistenza. La laida dialettica del buono-cattivo, del bianco-nero, non è null’altro che uno specchio deformante al pietoso servizio di una creatura deforme.
 
Il potere va semplicemente ignorato, in quanto di fatto non esiste se non come linguaggio. Come linguaggio dell’inganno o inganno del linguaggio.
Qualunque essere parlante è in grado di sconfiggere il potere. Che questa ‘sconfitta’ sia poi effettivamente ‘comunicabile’, è chiaramente un altro discorso. Ma tale deflagrazione logica (né antitetica, né paritetica) è paragonabile ad un piccolo big-bang in grado di generare significanti. Significanti, cioè, come esercizio e rappresentazione effettuale ed efficace della libertà di una creatura libera. Pensare diversamente, appunto. Ad esempio ritengo che un grande artista sia generatore di significante. Ma è tale soltanto a patto che non incappi neanche lontanamente nella trappola dell’io e in quella del significato.

Il significato, infatti, è il macigno imposto a viva forza dal linguaggio-potere sulla libertà della creatura parlante. L’io, invece, è il macigno imposto dalla creatura parlante a se stessa. L'io è il peccato originale di tale creatura, la quale misteriosamente ritiene di essere altro rispetto a ciò che (non) dice.


postato da: dhPhD alle ore 04:50 | link | commenti (9)
categorie: lampi e deliri
martedì, 19 febbraio 2008

Elezioni



Gli invasori non si votano, si scacciano. Vanno dispersi senza pensarci troppo, come scorregge nel vento.

Questi assassini hanno annientato la nostra terra, la nostra gente, il nostro futuro.
Vanno ricacciati nelle fogne da dove provengono.
Continuano a raccontarci la favola del "meno peggio" mentre hanno rapinato miliardi di euro di fondi europei, portandoli all'estero e reinvestendoli a nostro danno in operazioni di riciclaggio di denaro sporco note come project financing, investimenti immobiliari, "soluzioni" per risolvere le "emergenze" (vedi rifiuti, energia elettrica, emergenza siccità, emergenza freddo.. etc etc).
Si sono attaccati alla giugulare della gente, attraverso le banche di cui sono semplici maggiordomi. Hanno rapinato ogni cosa. Ci propongono un'aggressione quotidiana a cui pretendono di doverci piegare sempre e comunque. Con la propaganda di massa e, se non basta, con i manganelli.

Dove stanno i soldi dei fondi europei piovuti sul mezzogiorno, se non nei conti estero su estero di qualche prestanome di questi assassini?
Dove stanno i miliardi di euro che questi assassini balordi hanno lucrato disseminando la nostra terra di desolazione e morte? Sono gli stessi soldi che qualche società fittizia adopera per aprire centri commerciali, per speculare sul mattone rovinando intere generazioni a cui una vita intera di lavoro non basterà per comprare una casa? Sono i soldi con cui rubano l'acqua privatizzandola a fronte di una fantomatica e inesistente emergenza siccità? Quelli con cui finanziano gli inceneritori per risolvere la fantomatica emergenza rifiuti da loro stessi creata ad arte?
Con quali soldi finanziano non solo gli inceneritori, ma le loro centrali termoelettriche, i rigassificatori, i loro vergognosi affarucci immobiliari se non attraverso scatole cinesi di finanziarie occulte provenienti dal Lussemburgo, da San Marino, dalle Isole Vergini Britanniche?
Con quali soldi hanno acquistato ogni bene pubblico a un centesimo del corrispondente millantato "valore di mercato", inventando peraltro la favola delle "privatizzazioni" e del "debito pubblico" da loro stessi causato? Come mai, tra l'altro, il "debito pubblico" dopo le "privatizzazioni" è aumentato anziché diminuire?

Con quali soldi questi sciacalli senza onore precarizzano la vita degli uomini rendendoli schiavi e impedendo loro ogni scelta se non quella nefasta del molto opinabile "meno peggio", nient'altro che una ciclica e ributtante pantomima indegna?
Ma chi credono ancora di ingannare questi rivoltanti e maleolenti cessi ambulanti?
La globalizzazione è una cancrena finanziaria capeggiata da banche, mafie planetarie, multinazionali, con la complicità ultima e decisiva dei prestanome "politici" di queste Organizzazioni.

Gli invasori si scacciano a pedate, non si votano. Non andate a votare.
Fate votare questi luridi assassini, questa gentaglia senza dignità, dai consigli di amministrazione delle Organizzazioni e dalle Cupole che essi rappresentano.
Ma prima o poi, in ogni caso, li manderemo fuori dalle palle a calci in culo.

postato da: dhPhD alle ore 18:26 | link | commenti (6)
categorie: lampi e deliri