Io diffido sempre di chi non parla solo e unicamente a suo nome. Di chi cita, ricicla e ritrita
dogmatismi altrui, dei quali - una volta convinto - vorrebbe riempire il mondo intero.
Questo potrebbe valere sia per chi decide di sperimentare assieme agli altri - per così dire - una nuova forma di follia (cioè ad esempio una convinzione, un'ideologia, una nuova dottrina), e vale senz'altro per gli sgherri più o meno consapevoli dell'ordine costituito. Questi ultimi però non prendono neanche in considerazione l'idea di poter essere essi stessi in errore (non possono infatti esserne coscienti), ed anzi si affidano a teoremi 'dialettici' con i quali arzigogolano la propria cattiva fede (o cattiva visione) delle cose. Il risultato delle loro flatulenze dialettiche risulta quindi soltanto e semplicemente ripugnante.
Io personalmente, ma solo per il semplice motivo che ho evidenziato all'inizio, diffido comunque anche dell'entusiasmo di chi - da precursore o da neofita - abbraccia con tutto se stesso una convinzione. Anche qualora costui si ritrovi ad agire davvero in buonissima fede, e si opponga con tutte le sue forze contro qualunque forma di "potere" da cui si senta oppresso. Ma in ogni caso - e direi a maggior ragione - i vigliacchi che si nascondono all'ombra del "potere" (e ne propalano il Verbo) semplicemente non esistono, in quanto simil-residuati (peraltro inetti e del tutto impoetici) di baracconate circensi.
Ma la mia strada, credo, sia comunque un'altra. La mia sensibilità mi porta a considerare di gran lunga preferibile un'ignoranza costruita a fatica che una cultura (o presunta tale) che non nasca da un sano e sacrosanto desiderio di liberarsi di sé.
Liberarsi, dunque, e non proporsi...
Chi desidera che gli altri impugnino la sua stessa bandiera è un criminale che andrebbe immediatamente arrestato. Chi sorride e mostra agli altri la sua bandiera è un sognatore. Chi sa ridere - e non ha bandiera - è padrone del mondo.
Perciò in verità vi dico: "beati i poveri di spirito, perché è loro il regno dei cieli".