Da anni mi riferisco a lui indicandolo col solo nome. Come si fa con gli amici. E come - dicono - si rimemorano i veri giganti, quelli che hanno lasciato qualcosa di irripetibile.
Dal canto mio lo considero uno dei miei maestri, uno di quegli "incontri" dopo i quali nulla è più come prima.
Il video che vi propongo è straordinario. Carmelo, meraviglia del genere umano, desta stupore fino alla commozione. Il suo straniamento è dis-dire ogni appartenenza. Dalle sue parole trapela, credo, il senso della disperata solitudine dell'abortito anzitempo, in cerca di comprensione e di amore, e nel contempo la consapevolezza - non affatto consolatoria bensì direi quasi eroica - di essere al di là delle cose e dei fatti.
"La polemica ha abbandonato me, io la polemica... E allora nasce davvero il dissenso. Nasce una formula di autoemarginazione, e l'aristocrazia si afferma, e prende il posto della vecchia miseria eterna giornalistica.
"Non bisogna spesso morire per abdicare. Maria Callas è morta perché è morta davvero. Una sera smise di cantare in 'Norma' ed era viva.
"Avevo 7 in condotta, ma 10 in religione. Quando parlo di religione non intendo certamente quella cattolica. Intendo sputare in faccia al socialismo laico, al comunismo laico, alla democrazia cristiana laica. Ai poeti cosiddetti laici. Ai poeti di partito e ai partiti di poesia laica. Quando dico religione intendo appunto un senso ben più profondo, più orfico se vogliamo.
E questa anche se l'ho appresa per vie traverse, anche se mi è derivata da un rituale ecclesiastico, gesuita, scolopico, salesiano... ecco mi ha insegnato da un lato la messa in scena, dall'altro mi ha insegnato a sconfessarla questa religione in quanto cattolica... Ma soprattutto a sputare su qualunque forma di laicismo. Io parlo solamente con l'assenza.
"Credo in Dio in quanto non esiste. Ma son religioso. Son devoto in ginocchio davanti all'assenza. Come sono in ginocchio davanti alla donna se è assente. Se mi si presenta, addio 'Vita Nova'.
"Io ho sempre definito il carattere una seggiola per attori paralitici. Quindi li lascio ai Romolo Valli, alla nostra enfasi, alle nostre... alle loro.... alle nostrane voci impostate.
"Chi è nell'eterno ritorno - non è una beffa, è una realtà - non merita la storia. E' fuori dalla storia, è fuori dalla dialettica... La dialettica è laida.
"Uno spettatore che viene a vedere me a teatro non può poi andare a vedere chiunque. Ma non perché gli altri non sappiano recitare... Perché non sanno mentire."
Devi lasciare che le cose ti scivolino addosso. Ma non lo permetti, almeno non come dovresti, e di sicuro non ci riuscirai finché resterai troppo concentrato su te stesso.
Restano sul tappeto mosse geniali e, il più delle volte, errori madornali. Te ne importa? Certo, ed è un peccato. Ma in ogni caso dovresti imparare a disinteressarti assai più delle prime. Perché ti piace credere che esse, rispetto ai tuoi errori, siano le vere impronte digitali del tuo sedicente io.
Curarsi dell'io equivale a vivere di inganno e menzogna. L'errore, l'equivoco, hanno ben altra origine, e provenienza assai meno discutibile. Ci si manifesta nell'altro unicamente abbandonando l'idea di manifestarsi come ci piacerebbe. Abdicando cioè ad ogni idea residua di io. Per questo motivo si può fallire rimanendo sinceri, e viceversa si può mentire spudoratamente cogliendo nel segno.
Manifestarsi è donarsi, dimenticandosi di se stessi, senza scopo. Comunicare è lasciar sedimentare spontaneamente ciò che ci riguarda, volta per volta, per successiva sottrazione e mai deliberatamente o per volontà. Ma, soprattutto, la comunicazione è comprensione. Il che evidententemente esclude una volta e per sempre concetti superati come la persuasione, l'imposizione, l'iterazione a scopo didattico. Non si può apprendere nulla che non sia già in noi; possiamo riflettere sul nostro percorso, magari ricordarlo, ma mai e poi mai su di una meta cosciente. La conoscenza è l'insieme delle cose che abbiamo cercato, e non il gramo bilancio consolidato di quelle che, per merito o per caso, siamo riusciti a trovare.
Perciò molto spesso, amici e consimili, vi compatisco assai più di quanto non compatisca me stesso. Compatisco voi che, addirittura, vi arrogate la paternità di un io che non è neppure vostro, bensì proiezione conto terzi del linguaggio della sopraffazione che vi sovrasta. E che vi illudete, incredibilmente, di padroneggiare a vostra immagine e somiglianza.
Esistono talvolta notti più buie di altre.
I once held her in my arms,
She said she would always stay.
But I was cruel,
I treated her like a fool,
I threw it all away.
Once I had mountains in the palm of my hand,
And rivers that ran through ev'ry day.
I must have been mad,
I never knew what I had,
Until I threw it all away.
Love is all there is, it makes the world go 'round,
Love and only love, it can't be denied.
No matter what you think about it
You just won't be able to do without it.
Take a tip from one who's tried.
So if you find someone that gives you all of her love,
Take it to your heart, don't let it stray,
For one thing that's certain,
You will surely be a-hurtin',
If you throw it all away.
Gli scacchi sono un po' come la vita. A prima vista le cose sembrano complicate. Poi, dopo un po' di abitudine, si ha l'impressione di potersi districare, e si direbbe dunque che esse siano in realtà piuttosto semplici. Ma la sorpresa è grande allorché si scopre che le cose in realtà sono effettivamente complicate, ma assai più complicate di quanto sembrava a prima vista.
L'attacco fegatello è una delle aperture più antiche della storia degli scacchi. Il Bianco sacrifica un cavallo in f7 portando il re Nero al centro della scacchiera, dove è pronto a scatenare un'offensiva che ha grosse probabilità di rivelarsi decisiva se il Nero non si difende con estrema precisione. Va detto che esistono margini di difesa, ma alcune linee apparentemente valide sono risultate perdenti, magari confutate dopo decenni di studi più approfonditi. Ecco perché, di fatto, le cose non sono mai così semplici come sembrerebbe.
Mi ha colpito una linea di gioco del Nero, una di quelle che sembrano valide ma che poi la teoria ha giudicato come perdente o quasi. Non entrerò nei dettagli perché il tutto potrebbe risultare incomprensibile per chi non ha dimestichezza col gioco. Dirò semplicemente che ho analizzato la posizione in cerca di difese adeguate. Non sono un grande giocatore, perciò ho trovato le idee e poi le ho lasciate analizzare per ore a Rybka, potente motore scacchistico. Bene, Rybka ha trovato una linea che sembrerebbe dare al Nero qualche possibilità di pattare nella linea considerata perdente dell'attacco fegatello. Sorprendente, vero? Ecco qui le analisi del pc in formato pgn. Ho lasciato un commento al GM Boris Alterman.
Ovviamente non intendo minimamente dire che io ho ragione e gli altri no. Intendo semplicemente dire quello che ho detto prima, cioè che le cose sono complicate. E che più le guardiamo, più diventano complicate...
La linea difensiva sviluppata da Rybka nella variamente 'perdente' dell'attacco fegatello (8...Ccb4 in luogo di 8...Cce7). Il Nero deve sottrarsi allo scacco e perderà la Donna con 17.Axd8. Ma è possibile giungere alla patta in una situazione così rischiosa?