Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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domenica, 29 marzo 2009

33

Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita...
Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare ordine al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.

Pier Paolo Pasolini
, Al principe

postato da: dhPhD alle ore 16:16 | link | commenti (5)
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giovedì, 26 marzo 2009

Persona

Continui a pensare, talvolta, che lei conservi un ricordo affettuoso di te. Tutte cazzate. Riempi il vuoto con l'immagine dell'immagine. Per sona allo specchio. E' quel nulla che spesso ti accade di evocare, e che in fondo forse ti si addice più di ogni altra cosa.

La terra è un pianeta ostile, inospitale. Basta con l'ambientalismo. Distruggiamola una buona volta questa terra, e chi s'è visto s'è visto. Basta con le lamentazioni idiote di chi paventa sciagure planetarie destinate a quanto pare a realizzarsi mai così in fretta come si vorrebbe. Più determinazione e meno chiacchiere allora, malnata progenie di consimili la cui violenza e idiozia ammorba da millenni codesto posto. Fate presto e fate in fretta.
Non siete voi ad indossare una maschera. E' la maschera che vi indossa a proprio piacimento, deformandovi a misura di quel potere che credete di inseguire ma che vi tiranneggia attraverso le cose da cui siete detti. La retorica dei fatti, della 'storia', è l'alibi che vi serve per impugnare l'arma del delitto. Siete dei giocolieri dilettanti da strapazzo. Non potete dire nulla di ciò che pensate, perché non pensate nulla e, qualora pure lo pensaste, vi verrebbero meno le parole come accade agli infanti in culla. Siete un rozzo incunabolo di sconcezze impiastricciate a bella posta. Ed eccovi così pronti a cianciare di Dio e d'Io, perorando imperterriti le vostre miserabili liturgie blasfeme. Deliquio e delitto insieme, affermati attraverso quelle medesime due negazioni a voi così care.

Non è facile vedersi visti. L'immagine allo specchio rivede l'ipotesi di un sé reale che, in quanto tale, essa non può che immaginare se non attraverso il riverbero di cui è essa stessa fonte e origine. E' un po' come se chi vediamo camminare avesse in realtà percorso l'intera circonferenza terreste in un istante fino a porsi in una posizione prossima a quella che abbiamo appena visto, fornendo così al nostro occhio l'impressione di un movimento ravvicinato: il camminare, appunto. Qualcosa di simile accade ad esempio al cinema, in cui 24 fotografie scattate in un secondo danno l'impressione di un movimento senza soluzione di continuità.

Vedersi visti, dicevo. Ammettere la possibilità che ciò che siamo o vediamo non lo siamo o non lo vediamo noi. Oppure che ne rappresentiamo una balzana sintesi, e che dovremmo perciò semmai interrogarci sul perché o per come siamo, vediamo, diciamo certe cose e non altre. Le nostre parole e le nostre azioni, l'impressione che abbiamo di noi stessi, potrebbero cioè essere l'effetto di qualcosa ma non rappresentarne minimamente il fenomeno. Il quale fenomeno, invece, l'essere parlante si ostina e si illude in ogni momento di padroneggiare a bella posta, dando così del tu a ciò che non conosce e che forse neppure esiste.
Non è il caso qui di scomodare idiozie parafiliache come la psicanalisi, dottrina per cretini che arrancano tentando di fornire spiegazioni razionali a fenomeni (come già detto) neppure mai conosciuti. Troppa (dis)grazia, davvero. Oppure infognarsi in facilonerie misticheggianti cialtronisticamente complici del 'tutto fa brodo'. Si tratta invece, se vogliamo, di una ricerca permanente non tanto di se stessi - il che sarebbe in tutto o in parte impossibile come percorrere l'intera circonferenza della terra in un istante - quanto piuttosto di ricercare un linguaggio adatto ad esprimere ognuno per sé ciò che si è, ma soprattutto ciò che non si è.

Fino a pervenire al punto in cui, con ogni probabilità, ogni essere parlante non potrà fare altro che assumersi l'irresponsabilità delle proprie azioni. Ma, appunto, soltanto delle proprie...

postato da: dhPhD alle ore 07:23 | link | commenti (2)
categorie: lampi e deliri
sabato, 21 marzo 2009

Thou art

Mi sembra che la seconda persona del presente indicativo di to be sia in forma arcaica thou art. Mi è venuto in mente mentre la musica dal vivo copriva le parole che con gli amici come al solito gettavamo al vento, e su tutt'altro argomento.  Non mi va di verificare se la mia reminiscenza sia fondata o meno, eppure con internet potrei immediatamente risolvere questo mio dubbio, e magari fingere di essere chissà quale cultore della poetica shakespeariana. Ma non mi va, soprattutto con l'alcol alla gola come adesso. Io parlo e scrivo a(b)braccio. Dopotutto, che ci crediate o meno, la mia è un'ignoranza conquistata a fatica. Una grossa fatica, qualcuno direbbe un errore. Un errore come abbandonare la donna amata sul ciglio dell'autostrada e fuggire via come se non ce ne importasse nulla. Già: io che non guido neppure non potrei mai. Eppure l'ho fatto. Vaffanculuja. Ti rendiamo grazie, Abomine.

Le donne... Che noia. Un po' come i ferri da stiro. Non è il caso di esprimere concetti brutali, soprattutto ora che i freni inibitori sarebbero fuori controllo. Certe cose infatti occorre dirle lucidamente, senza l'alibi dell'ubriaco. Troppo facile come digitare thou art su google. Io non potrei mai. E a maggior ragione adesso che rincorro il suono più che il senso di ciò che scrivo. Non penso mai ciò che dico. Più semplicemente mi suona bene. In quel momento e poi mai più. Qui lo nego e qui lo dico. Mi rimproverano perciò di incoerenza, di follia, di arrovellare impunemente scempiaggini. Ma non c'è disegno, lo giuro. "Non mi piace il tuo disegno!". Peccato: non ho disegnato un bel nulla. Tu vedi te stesso, e non ti piaci. Non sono io l'incoerente; sei tu il degno figlio dell'Abomine. Estinguiti dunque, e buon pro ti faccia.

Occorre perciò in ogni caso porre rimedio alla fertilità femminile. Se le donne deponessero la scellerata attitudine di perpetuare lo scempio umano, nell'arco di cinquant'anni il genere umano non avrebbe più alcuna possibilità di perpetuarsi. Ecco l'Eden di cui parlava il Profeta. Ma finché ciò accadrà il ferro da stiro avrà modo sempre e comunque di spendere impunemente la sua resistenza, senza la quale non funziona. Dunque dolore e noia e fango, altro mai nulla. E impervia e insolente progenie del ferro da stiro che, deposta ogni resistenza, degrada a fermacarte tombale di amici protesi verso un nulla senza preservativo che hanno la faccia tosta di chiamare 'donna della mia vita'.

Nel frattempo però, tra una bevuta e l'altra, io mi limito a pisciare sulla mia aficionada scalinata a gradoni, e lì accorro sempre ancorché i locali abbondino di cessi con insegne invitanti e colorate.
Ma ognuno ha ciò che si merita, direbbe il profeta. Non sono mai stato, io. Altro che thou art.






 
postato da: dhPhD alle ore 03:12 | link | commenti (3)
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mercoledì, 18 marzo 2009

Il dono

Mi manca più di tutto la tua ingenuità. Il tuo saper ridere di gusto ma con leggerezza, senza l'amaro che spesso le risate nascondono. Già, la tua ingenuità. L'ingenuità dei semplici, non certo quella degli stupidi. Quella che dà calore ed apre il cuore, che fa perdonare qualunque cosa ed ispira tenerezza e protezione. Era un tuo dono profondo e saggio, che gli anni e le circostanze tendono a portarci via. Tu l'hai conservata a lungo, più di tanti altri, e in questo senso c'è da ritenerti fortunata.

Non so quanto possa averti condizionata in negativo o in positivo la mia presenza, ma a un certo punto quel dono si è trasformato in qualcos'altro. Nulla di grave, per carità. Hai deciso che forse era preferibile essere come gli altri piuttosto che conservare a tutti i costi quelle reminiscenze interiori che, quasi dell'età bambina, ti accompagnavano senza che te ne accorgessi e ti rendevano diversa e in parte più sola di tanti tuoi amici.
Oggi quella che ti appare una conquista è però, secondo me, una grave perdita. Non so spiegarti il perché. Sì, può darsi che la vita in sé sia diventata più facile e scorra con meno problemi. Ma semplicità e semplificazione sono concetti assai diversi, e la differenza non è poi neppure così sottile.

La semplicità è l'odore del pane fresco la mattina, è il sole che riscalda il corpo e il cuore. E' il dono di chi guarda il mare come se fosse sempre la prima volta. E' mangiare quando si ha fame e bere quando si ha sete, senza neppure chiedersi il perché. E' il soffio della vita che anima lo spirito. E' la grazia di Dio che illumina di una stessa luce ciò che è misterioso e complesso. Chi è ingenuo come lo eri tu porta con sé il miracolo della semplicità, e senza neppure accorgersene illumina di tale grazia la vita degli altri.

Qualcuno direbbe che, sì, anche per te prima o poi era giunta l'ora di crescere. Già.
Prima o poi tutti diventiamo adulti e adulterati, corrotti e contaminati dal giudizio degli altri e dal mondo che ci circonda. E quando ciò accade è per sempre. Per sempre vuol dire morire, diceva il poeta. Forse è vero...
Spero però che tu abbia almeno la fortuna di non rimpiangere mai il dono che hai perduto.

 
postato da: dhPhD alle ore 07:05 | link | commenti (3)
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domenica, 15 marzo 2009

Strunzo



La faccia è quella che conosciamo. La voce è di Aldo Giuffré. I versi sono tratti da L'inferno della poesia napoletana.
Buon ascolto.
postato da: dhPhD alle ore 04:35 | link | commenti
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sabato, 14 marzo 2009

Ai miei figli


Mario Del Monaco nell'aria "Ah, la paterna mano!" dal Macbeth di Verdi

MACDUFF:
O figli, o figli miei!
Da quel tiranno tutti uccisi voi foste,
e insiem con voi la madre
sventurata!
Ah, fra gli artigli di quel tigre
io lasciai la madre e i figli?

Ah, la paterna mano
non vi fu scudo, o cari,
dai perfidi sicari che a morte
vi ferir!
E me fuggiasco, occulto,
voi chiamavate invano
con l'ultimo singulto,
con l'ultimo respir.

Ah! Trammi al tiranno in faccia,
Signore, e s'ei mi sfugge
possa a colui le braccia del tuo
perdono aprir!
postato da: dhPhD alle ore 21:06 | link | commenti (1)
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domenica, 08 marzo 2009

Introflessione

Scuse accettate. Ma a ciò che non si comprende non ci si avvicina col piglio della lavandaia che rincorra il pettegolezzo sfuggitole avanti ieri.

La parabola del lettore, ovviamente, non potevi capirla. E' uno scandalo per il didatticismo di cui, per mestiere, sei tuo malgrado vittima.

Ma forse così ti sarà più chiara: per comprendere (=includere, contenere, abbracciare) un concetto occorre complicarlo. E la 'tua' scuola - fabbrica di ignoranza certificata di stato - cosa insegna invece? A sintetizzarlo-banalizzarlo.
Attenzione: 'comprendere', però, non vuol dire illudersi di padroneggiare quel concetto. Il linguaggio è il lapsus congenito del genere umano. Ingannevole.
Comprendere equivale a dire "mi appartiene" in luogo di "io so". E' chiaro?

Alla ragliante ignoranza certificata dallo stato conto terzi dovrebbe quindi semmai contrapporsi la santa ignoranza privata, diritto inalienabile di chi scelga di non sapere. Basta con la cultura come strumento di colonizzazione, di sradicamento, o - nel migliore dei casi - come scaturigine di quiz pre-esame per aspiranti tecnocrati.

E leggere, o mio dio, non era inteso come lettura di libri o giornali mattutino/pomeridiana sul cesso, magari due volte al dì. Leggere è interpretare le più svariate scritture, le più diverse situazioni, i linguaggi propri dell'essere umano. E' proprio per questo motivo che occorre leggere l'altro, e non se stessi. E' un percorso. Ma credo riesca assai ostico tutto ciò per chi abbia ancora un'idea parrocchiano-bizzochiana di Dio (d'Io).

Questi miei brevi accenni introflessi tanto per rimarcare, ancora una volta, la marchiana distanza che ci separa. Ogni parola diventa equivoco. Il che in teoria sarebbe anche interessante se non accadesse ogni volta con sconcertante prevedibilità.


postato da: dhPhD alle ore 20:46 | link | commenti (4)
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