Così, per certi aspetti, il dandismo confina con lo spiritualismo e con lo stoicismo. Ma un dandy non può essere mai un uomo volgare. Se commettesse un delitto non ne sarebbe degradato, forse; ma se il delitto avesse origine da una causa ignobile, il disonore sarebbe irreparabile. Il lettore non si scandalizzi dinanzi a questa gravità nella frivolezza e ricordi che vi è una grandezza in tutte le follie, una forza in tutti gli eccessi. Strano spiritualismo!
Questi uomini possono farsi chiamare raffinati, favolosi, magnifici, leoni o dandy, ma tutti vengono da una stessa origine; partecipano del medesimo carattere di opposizione e di rivolta; sono rappresentanti di ciò che vi è di migliore nell’orgoglio umano, del bisogno, troppo raro negli uomini di oggi, di combattere e distruggere la volgarità. Di qui deriva, nei dandy, quell’orgoglioso atteggiamento di casta e di sfida, anche nella sua freddezza.
Il dandismo fa la sua comparsa specialmente nelle epoche di transizione in cui la democrazia non ha ancora tutto il potere, e l’aristocrazia è solo in parte vacillante e svilita. Nel disordine di tali epoche uomini declassati, disgustati, disoccupati, ma tutti ricchi di forza naturale, possono concepire il progetto di costruire una nuova specie di aristocrazia, tanto più difficile da distruggere in quanto fondata sulle facoltà più preziose, più indistruttibili, e sui doni celesti che né il lavoro né il danaro possono concedere.
Il dandismo è l’ultimo bagliore di eroismo nei tempi della decadenza.
Da Scritti sull’arte di Charles Baudelaire