Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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mercoledì, 26 novembre 2008

Almost drunk #2

Con varie birre in corpo il dilemma tosto diventa: appartarsi in un luogo sicuro ma senza l'idoneo disivello per evitare disidonei schizzi, oppure porsi al di sotto dell'evidenza di un lampione ma fruendo di un appropriato dislivello che ci preservi da impropri ed inestetici ritorni di fiamma?
In mezzo alla strada c'era un marciapiede che assicurava credo oltre 40 centimetri di vantaggio tattico. Lo scartai perché c'era troppa luce. I palmizi sul retro mi apparivano allora soluzione meno drastica ma più convincente, con tanto di erba tonsa e terreno già umido all'uopo assai presto. Ma fu un errore, perché nell'incedere del percorso sfinterico mi accorsi che la schiumante ridondanza riforniva la base dei miei jeans di un molesto riflusso. Sospesi dunque il gettito, sorpreso nei fumi dell'alcol del mio inaspettato e imponderabile momento di lucidità.

I bisogni sono davvero tutto; il resto consiste di chiacchiere inopportune pisciate in loop quando per di più l'impellenza e la fretta ci fanno segnare il passo. La sospensione divenne un afono momento di panico che si risolse in in attimi di autentica e monastica ritrattazione di quanto era stato inopinatamente pretrattato. "O mio dio, e adesso?" .
Mi venne in mente il lungomare al di sotto di un locale arcinoto che addirittura è fornito di una scalinata costruita davvero coi piedi, e i cui gradini di cemento dislivellano tra loro di quei 40 centimetri che forse ora pagherei oro per avere qui a disposizione. Pisciarsi sulle scarpe - i maschietti lo sanno bene - è arcinota chiacchiera di barbieri prestata ad eterno disappunto dei malcapitati e ben poco ipotetici protagonisti della novelletta. "O mio dio, e adesso che faccio?" continuavo a pensare tra me e me male in arnese, incerto tra l'insistere e il desistere riponendo la malaugurata ed incontinente appendice all'interno dei calzoni. "Non riuscirei mai a percorrere quei 5 Km in queste condizioni per pormi a salvamento".

Ma, ecco, una rivelazione. Mai ragno rosso fu così opportuno. Vagolando nell'improbabile parco illuminato a giorno mi si pone innanzi la base di un pino tagliato pochi giorni addietro, che forniva un dislivello relativamente sicuro. I centimetri non saranno stati 40 ma 25, perdio, sì. Abbagliato ed esausto per l'attesa conclusi, sì, che ogni buco è pertuso. Dall'alto del ceppo di pino tranciato per morte sopravvenuta a fronte del malefico e famelico parassita che gli aveva essicato ogni fluido vitale, esso fu sommo approdo ed ancora di salvezza, al salvifico effluvio presta. Deo gratias tibi ago. E in aggiunta, senza dubbio alcuno, un detto di somma saggezza e profondità accompagnò trafelato l'inarrestabile ondata di cui il pino monco fu estremo e concreto sollievo. "Mors tua, vita mea...".  

postato da: dhPhD alle ore 00:58 | link | commenti (8)
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lunedì, 24 novembre 2008

Donna Elvira

Meraviglioso il rondò "Mi tradì quell'alma ingrata...". Inarrivabile, indefinibile l'armonicità della sua grazia.
Avrò ascoltato il Don Giovanni di Mozart decine di volte, e ogni volta ciascuna ripetizione mi colpisce per l'estrema varietà di sfumature che la musica di Mozart reca in sé tra i suoi tesori.
Credo che il rondò di Donna Elvira rientri a pieno titolo tra i capolavori del (bambino) prodigio salisburghese.

Splendida ed insuperabile per eterea astrattezza l'interpretazione di Lisa Della Casa (1954), che qui propongo a chi avrà cuore di ascoltarla.



[Recitativo] In quali eccessi, o Numi,
in quai misfatti orribili, tremendi
è avvolto il sciagurato!
Ah no! non puote tardar l'ira del cielo,
la giustizia tardar.
Sentir già parmi la fatale saetta
che gli piomba sul capo! 
Aperto veggio il baratro mortal!..
Misera Elvira! che contrasto d'affetti
in sen ti nasce!
Perché questi sospiri? 
e quest'ambasce?


[Rondò] Mi tradì quell'alma ingrata,
Infelice, o Dio!, mi fa. 
Ma tradita e abbandonata,
Provo ancor per lui pietà.
Quando sento il mio tormento,
Di vendetta il cor favella;
Ma, se guardo il suo cimento,
Palpitando il cor mi va.


(W.A. Mozart, Don Giovanni, 1787, Atto II Scena 2 - Libretto di Lorenzo Da Ponte)
postato da: dhPhD alle ore 05:09 | link | commenti
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venerdì, 21 novembre 2008

Baisers volés



Jean-Pierre Léaud in Baci rubati, 1968, di François Truffaut
postato da: dhPhD alle ore 19:12 | link | commenti
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venerdì, 14 novembre 2008

Moneta e signoraggio #3

Mi è sempre difficile spiegarmi persino con persone che ritengo normalmente intelligenti. Comprendo il rifiuto psicologico nei confronti di certi argomenti, quelli cioè che ci fanno trasalire, che sono in grado di modificare in un niente le nostre convinzioni.
Ma, proprio per questo motivo, non ho mai condiviso le sette e gli pseudo-settarismi di persone pseudoelette che invitano alla salmodiante umiltà nel recitare arcani misteri eleusini, quando invece - di fatto - le verità (autentiche o presunte) che essi propalano sono di una semplicità essa stessa disarmante. Ma può anche darsi che tale professione di fede serva a costoro per convincersi e trarre forza da ciò che a torto o a ragione vanno blaterando.

Ad esempio vedendo Zeitgeist l'entusiasmo per i validi contenuti viene in parte svilito, per quanto mi riguarda, dal tono ufologico che circola come una brutta inflessione all'interno del film. Ed è un peccato, perché se da un lato certi salmodianti profeti probabilmente gongolano e si orgasmano nel riconoscere le vocalità satanistico-avventiste a loro congeniali, dall'altra parte chi tenta di capire certe cose - e purtroppo non ne ha gli strumenti - rischia di rimanere ancora più convinto della sua disinformazione.
 
Faccio questa premessa perché il potere è nel linguaggio. Il potere è mistica evocata ad arte, ciancicata con superiore indifferenza come la domenica mattina in chiesa. Il potere è un orpello di pietra, una cappa tombale che intrappola le libere verità dei singoli e - non a caso - evoca sfoggio di marmi a proprio trionfante ed imperituro eloquio. Reagire perciò ad esso evocando una contromistica per fedeli osservanti può servire al più ad evocare un contropotere, ma mai a liberare. La negazione o la litote non valgono ad esaurire le in(de)finite possibilità dei singoli. Due su sei miliardi è assai grama sintesi, credo.



Ma qui, piuttosto che perdermi in vani preamboli, volevo provare a dire 2 parole sull'espediente che le banche adoperano per costringere la gente a regalar loro la propria vita. Non ho molto smalto stanotte, e non mi va di scendere nei dettagli. Si astengano dunque da tediosi commenti lagnose befane buoniste, scienziati e scienziate da tutto il mondo, stolidi personaggi apocrifi inspiegabilmente cordiali.

Le banche commerciali creano moneta dal nulla. Per evitare confusione è bene però ricordare che le banconote, così come le vediamo, sono emesse tutte dalle Banche Centrali. Le banche commerciali raccolgono le banconote e creano altra moneta (scritturale), tenendo una piccola parte delle banconote stesse a copertura dei prestiti erogati. Che vuol dire?
Ammettiamo che i risparmiatori A, B e C depositino tutti i propri risparmi in banconote (100+100+100) all'interno della banca S. Una quarta persona (D), si reca da S e chiede un prestito di 100 in contanti. S eroga il prestito confidando esclusivamente nell'eventualità che A, B e C non verranno l'indomani a ritirare tutti e 3 contemporaneamente i propri soldi. Se l'indomani ciò avvenisse la banca S, in assenza di altri proventi, sarebbe costretta a dichiarare bancarotta.
Il primo particolare che balza agli occhi è che la banca S richiede un interesse prestando soldi che non sono i propri. Ma essa in questo caso non ha creato moneta dal nulla; ha semplicemente agito da intermediaria nella negoziazione di un prestito, lucrando un interesse. Come fa invece a creare moneta?

Il meccanismo è apparentemente simile, ma nella sostanza assai diverso. Ammettiamo che D, invece dei contanti, accetti una carta prepagata. Con questo espediente la banca S può prestare somme di denaro di gran lunga eccedenti le proprie riserve, confidando esclusivamente sulle asimmetrie temporali dei profili debito-credito dei propri clienti. In tal mondo 1, 10, 100 nuovi clienti possono domandare credito o effettuare depositi intrecciando tra loro operazioni economiche. La banca S arriva così a prestare somme di denaro che, di fatto, sono multiple della somma realmente a sua disposizione. E' evidente se tutti gli operatori volessero essere pagati contemporaneamente, non ci sarebbero banconote che basterebbero...
E' detto moltiplicatore della moneta il quoziente tra base monetaria allargata e base monetaria M0 emessa dalla Banca Centrale.

La banca S dunque crea moneta scritturale semplicemente attraverso operazioni contabili. E, in aggiunta, beneficia di un interesse sulle somme intere, e non sulle riserve che detiene. Vi sembra poco?
Ma chiariamo il tutto meglio con un simpatico esempio.

Tizio vuole comprare una casa. Si reca all'interno della banca S per negoziare un mutuo di 250.000 euro. La banca gli fornisce l'apertura di credito, sovente gravata da garanzia reale (ipoteca). Il venditore può decidere di essere pagato in contanti (il che capita piuttosto raramente), oppure di lasciare la somma sul proprio conto, all'interno della banca S o altrove non importa. Tizio paga gli interessi (+anatocismo) su 250.000 euro, che restituirà se gli va bene in 30-40 anni di lavoro interinale sottopagato. Se non paga, la banca può ottenere la vendità della casa all'asta, e magari papparsela liscia liscia anche ben al di sotto del suo valore di mercato,  vendendola poi nuovamente. Vi sembra che tutto quadri, vero? Ma vi è sfuggito un piccolo ma decisivo dettaglio, che rende il tutto ancora più grottesco.

Ogni banca commerciale è obbligata a detenere presso la Banca Centrale una riserva in banconote (c.d. riserva frazionaria) pari ad una percentuale fissa dei depositi, cioè delle sue passività. In Europa questa percentuale è fissata al 2% per i depositi di medio-lungo termine, e addirittura non è prevista in alcuni casi. Ciò vuol dire che, a fronte di 100 euro depositati da un correntista, la banca è al limite obbligata a tenerne 2, e può prestarne 98.



A questo punto la domanda diventa: quale somma in contanti è obbligata a tenere da parte la banca S per poter prestare 250.000 euro a Tizio? La risposta è disarmante, pazzesca... Ben 5.102 euro!
A fronte cioè di poco più di 5.000 euro di ricchezza immobilizzata, la banca S chiede a Tizio la corresponsione di interessi su 250.000 euro, lo obbliga a lavorare una vita per saldare il 'debito', può togliergli tutto se Tizio incappa in un malanno fisico (vedi foto) di qui a 40 anni...
postato da: dhPhD alle ore 05:51 | link | commenti (5)
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giovedì, 13 novembre 2008

Soave sia il vento



Soave sia il vento
Tranquilla sia l'onda
Ed ogni elemento
benigno risponda
ai nostri desir.


(W.A. Mozart: Così fan tutte, Atto I, Scena 6 - Libretto di Lorenzo Da Ponte)
postato da: dhPhD alle ore 15:16 | link | commenti
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mercoledì, 05 novembre 2008

Al di fuori dei pregiudizi di cui si circonda, delle consuetudini in cui si specchia e spera, ogni uomo è solo.
Al di là degli inganni e degli alibi, delle ciance a bella posta, fa capolino l'insignificanza che tutto avvolge.
E' un senso di vuoto, un terrore che prima o poi tutti sperimentano, e da cui di solito si rifugge come dalle fiamme dell'inferno. E' scoprire la propria vacua e informe deformità dinanzi al mistero del non-senso.
La religione dei "Lei non sa chi sono io" serve a lenire e scongiurare, invano direi, questa sorta di sacro terrore. Il potere è una geometria retorica, la sublimazione collettiva di un incubo truculento.

Non nutro la minima fiducia nei confronti dell'umanità, e men che meno in me stesso. La mia ombra è un esule contumace che cerca scampo chissà dove, assieme ad un me stesso che neppure so cosa sia. Non l'ho mai saputo cosa sono. Nella mia vita ho semmai avuto la presunzione di rassegnarmi a contemplare il vuoto, il non-senso, da pari a pari. Sono a mio modo un sopravvissuto; ma non è detto poi che sopravvivere sia un merito.

Porto semmai con me l'ineffabile angoscia di chi è estraneo al mondo, e il mondo gli è estraneo. Ma non credo ci possa essere orgoglio in questo. L'orgoglio serve forse a difendersi dagli altri, non da se stessi. Ed io, peraltro, non ho nulla da difendere.
postato da: dhPhD alle ore 04:12 | link | commenti (20)
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