Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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domenica, 27 luglio 2008

Andate via. Rintanatevi nel fango
del vostro placido fiume
in attesa della piena
che prima o poi
vi ricoprirà impietosa.

Andate. Il mio delirio
vi parla da un’altra epoca.
La vostra stolida arroganza
è l’eco di un sussurro
disperso dalla tempesta.
 
Siete il ridicolo déjà-vu di voi stessi,
un inedito già pubblicato,
un racconto ripetuto ogni volta
stancamente
tralasciando l’inizio e la fine.
 
Ma la mia follia senza volontà,
incerta tra umanità profonda
e infantile egoismo,
varrebbe forse a indicarvi una riva
mai segnata
dalle acque e dal sangue.
postato da: dhPhD alle ore 21:29 | link | commenti (8)
categorie: poesie
sabato, 26 luglio 2008

Frammenti

Io non conosco la forza delle parole:
conosco delle parole il suono a stormo,
non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia.
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s'apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un'inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d'una danza.
Ma l'uomo con l'anima,
con l'anima, con le labbra, con lo scheletro...

Mi ama - non mi ama.
Io mi torco le mani
e sparpaglio le dita spezzate.
Così si colgono,
esprimendo un voto,
così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
e il taglio dei capelli
svelino le canizie.
Tintinni a profusione
l'argento degli anni!
Spero,
ho fiducia
che non verrà mai da me
l'ignominioso bonsenso.

Sono già le due.
Forse ti sei coricata.
Nella notte la Via Lattea
è come un' Oka d'argento.
Io non m'affretto
e non ho ragione
di svegliarti e turbarti
coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
l'incidente è chiuso.
La barca dell'amore
s'è infranta contro la vita.
Tu ed io siamo pari
A che scopo riandare
afflizioni,
sventure
ed offese reciproche.
Guarda
che pace nel cosmo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo di stelle.
In ore come questa
ci si leva e si parla
ai secoli,
alla storia
e all'universo...


Vladimir Majakovskij - Traduzione di Angelo Maria Ripellino

 

postato da: dhPhD alle ore 04:05 | link | commenti (11)
categorie: poesie
venerdì, 25 luglio 2008

Il vuoto per me ha ogni anno un nome, un differente pretesto dietro cui celarsi. Ed è un fenomeno interessante, quasi un’esigenza che rincorro concretamente e puntualmente sin da quando ero bambino.
Ogni forma, ogni situazione diversa in cui mi imbatto mi aiuta a capacitarmene. In termini differenti e direi complementari gli uni agli altri.
Credo di aver deciso quasi inconsciamente, chissà quando, di fuggire da me stesso. Ma non in maniera tanto rapida da non accorgermene, da non serbare alcun ricordo di ciò che nel frattempo mi è capitato di essere, dei mondi e delle vite che mi è capitato di sfiorare. Devo conservare almeno qualcosa, un dettaglio anche insignificante di ciò che intendo gettare via per sempre. Ne ho un bisogno quasi maniacale.

Anche la mia apparente aggressività e intolleranza rappresentano il mio eterno giocare sulla difensiva, il mio defilarmi, e la mia tendenza esprimere pienamente un concetto o una sensazione attraverso il suo contrario. Comprendo benissimo quanto sia difficile e impegnativo starmi dietro, tentare di comprendermi. Ma io gioco, appunto. Riempio di parole il contorno dei significati che intendo negare, smentire. E in questo, forse, sono veicolo e vettore di significanti diversi.
 
Non mi spaventa affatto il giudizio degli altri, né l’idea di non essere compreso. Mi terrorizza, invece, il buio del disamore. Quando all’ennesimo bicchiere di vino o di birra gli altri mi credono ubriaco, io li accontento volentieri e faccio in modo che se ne convincano davvero. Non amo deludere il mio pubblico, anche se esso si aspetta tutto il male possibile da me. Continuo così a giocare con la mia ombra, certo di aver guadagnato almeno un alibi e un pater ave gloria di indulgenza. Amen.
 
Non so nascondermi, non so fingere. A volte sono autenticamente autolesionista, incerto però tra rammarico e compiacimento. Rovinare un capolavoro può essere più divertente che portarlo a compimento: continuo a sembrarne convinto nonostante l’ineffabile senso di vuoto che spesso mi accompagna. Ma io ho forse proprio bisogno di sentire il vuoto per percepire la vita. Non so fare altrimenti.
 
E nel frattempo ne ho gettate via di cose. Anche molte persone credo si siano col tempo stancate di volermi bene, forse assai prima che io mi stancassi davvero di loro. Le ringrazio se non altro per la loro discrezione.
Ma io non mi pento affatto di averle gettate via, o di averle perdute per sempre. Mi pento semmai di non averle sapute apprezzare, comprendere, amare. Questo, sì, mi causa un’angoscia profonda. E' come un senso di fine imminente rinnovato per sempre... Per sempre.
“Per sempre vuol dire morire”…
postato da: dhPhD alle ore 04:54 | link | commenti (4)
categorie: lampi e deliri
martedì, 22 luglio 2008

Sfessati tribe

postato da: dhPhD alle ore 03:24 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 17 luglio 2008

Little girl blue


Little Girl Blue nella splendida interpretazione di Janis Joplin (1969)

Siediti qui, conta le tue dita:
cos’altro, cos’altro puoi fare?
So cosa provi,
so che senti che il tuo tempo è passato.
Siediti qui, conta,
conta le tue piccole dita,
mia piccola ragazza infelice,
piccola ragazza triste.

 
Siediti qui, conta le gocce di pioggia,
sentile cadere tutte giù intorno a te.
Non lo sai che è il momento
(io so che lo è)
che qualcuno ti dica
che tutto ciò su cui puoi contare
o su cui vuoi aggrapparti
scivola via proprio come queste gocce di pioggia
mentre cadono intorno a te, piccola mia?
So che non sei felice.
 
Siediti qui e forza, forza,
conta le tue dita.
Io non so davvero cos’altro,
cos’altro puoi fare piccola mia.
E so come ti senti,
so che non hai nessuna ragione per andare avanti,
so che però sai di doverlo fare.
Siediti di nuovo a terra,
io voglio che conti le tue dita
infelice, sfortunata,
piccola ragazza triste.
Lo so, bambina,
lo so come ti senti.



postato da: dhPhD alle ore 05:13 | link | commenti (11)
categorie:
domenica, 13 luglio 2008

Ho imparato a riconoscere nel vuoto
le sfumature del mio disincanto,
e ormai quasi
non mi costa più fatica.

Ma le mie motivazioni
sono balorde come me,
con lo sguardo a mezz'asta
e gli occhi tristi.

Sono un vascello fantasma
che affronta l'onda nel buio
cercando ogni volta
un naufragio diverso.

In fuga disperata e senza meta
coltivo ancora la mia follia,
attraversando questa marea nera
di violenza e pregiudizi senza senso.
postato da: dhPhD alle ore 01:40 | link | commenti (2)
categorie: poesie
sabato, 12 luglio 2008

Nosfessatu



Il nuovo imperdibile kolossal su Nosfessatu, principe di Salerno!

Nosfessatu, terribile vampiro dalla capa di bomba, semina il panico in città portando tecnici e progettisti per realizzare il suo nuovo giocattolo: l'inceneritore.
A fronte dell'ostilità della piazza, Nosfessatu decide di rassicurare a suo modo la popolazione sulla pericolosità del megagiocattolo. Decide così che di giorno dormirà dentro un tavuto all'interno dell'inceneritore.


Copyleft Sfessati Productions - 2008
postato da: dhPhD alle ore 04:17 | link | commenti (5)
categorie: lampi e deliri
giovedì, 10 luglio 2008

Il 'triello'



Il leggendario 'triello' nelle sequenze conclusive di Il buono, il brutto, il cattivo, 1966, di Sergio Leone.
Un capolavoro per montaggio, per attenzione ai dettagli e per l'irripetibile aderenza al contesto (direi ai fotogrammi) della colonna sonora di Ennio Morricone.

Mi è capitato di discutere della scena con più di una ragazza improvvisata cinefila. Deprimenti e fuori luogo i commenti più frequenti. Belle mie: se non capite niente (di cinema) non è colpa mia.



postato da: dhPhD alle ore 04:57 | link | commenti (6)
categorie: cinema
giovedì, 03 luglio 2008

Almost drunk

Fenomeno del divenire che percepite e a cui vorreste protendere, ma che non è in voi.
Cercate in me delle risposte, ma esse non vi sovvengono e passate il vostro tempo a maledirmi. Ed è un peccato, perché potreste produrvi nel frattempo in tante altre cose, ma non ve ne accorgete. Io rubo così il vostro tempo, la vostra anima. Non posso farci niente, né me ne vanto.
Vi schiaccia la mia insensatezza. Ma è un dono di cui riempio la vostra vita, non uno stratagemma dietro cui mi nascondo per mettervi a disagio. Il disagio è tutto vostro, ed io ve lo lascio senza dare spiegazioni. Mi limito a questo ma sono innocente, credetemi. Sforzatevi di credermi tale, vi scongiuro.

Deludo le vostre attese, ma è ciò che mi riesce meglio.

Preferite odiarmi per anni piuttosto che arrendervi alle contraddizioni cui vi ho posto innanzi in cinque minuti, magari subito dopo esservi imbattuti in me.
Non vi appartengo, ma d’altro canto non so chi crediate d’essere per adontarvene in questo modo.
Lascio solchi profondi in voi va il mio passo è felpato. Chiedo perdono se il mio silenzio è inteso dai più come inganno. Vorrei che ciò non accadesse.

Vi ho messo dinanzi a voi stessi, ma voi stolti continuate a cercare me con lo sguardo, e non voi stessi. Mi dispiace, ma se proprio insistete vi dico che da tempo ho deciso di non esistere neanche io. Io non sono io, né me. Voglio dire semplicemente che come voi non esisto, ma non esisto in maniera differente dalla vostra. Non so però se si tratti di un vezzo o di pura vocazione. Se sia una malattia o uno stato d’animo. Se sia fede o inganno.

So amare e so odiare come nessun altro. Confondete la mia sincerità per indifferenza, e questa è l’unica cosa che mi faccia star male davvero. La mia debolezza è che non mi siete indifferenti. Non mi siete indifferenti. Non mi siete indifferenti, dovunque voi siate.

Non mi siete indifferenti, ma temo davvero di non avere alcun bisogno di voi.

postato da: dhPhD alle ore 03:19 | link | commenti (16)
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