



Fenomeno del divenire che percepite e a cui vorreste protendere, ma che non è in voi.
Cercate in me delle risposte, ma esse non vi sovvengono e passate il vostro tempo a maledirmi. Ed è un peccato, perché potreste produrvi nel frattempo in tante altre cose, ma non ve ne accorgete. Io rubo così il vostro tempo, la vostra anima. Non posso farci niente, né me ne vanto.
Vi schiaccia la mia insensatezza. Ma è un dono di cui riempio la vostra vita, non uno stratagemma dietro cui mi nascondo per mettervi a disagio. Il disagio è tutto vostro, ed io ve lo lascio senza dare spiegazioni. Mi limito a questo ma sono innocente, credetemi. Sforzatevi di credermi tale, vi scongiuro.
Deludo le vostre attese, ma è ciò che mi riesce meglio.
Preferite odiarmi per anni piuttosto che arrendervi alle contraddizioni cui vi ho posto innanzi in cinque minuti, magari subito dopo esservi imbattuti in me.
Non vi appartengo, ma d’altro canto non so chi crediate d’essere per adontarvene in questo modo.
Lascio solchi profondi in voi va il mio passo è felpato. Chiedo perdono se il mio silenzio è inteso dai più come inganno. Vorrei che ciò non accadesse.
Vi ho messo dinanzi a voi stessi, ma voi stolti continuate a cercare me con lo sguardo, e non voi stessi. Mi dispiace, ma se proprio insistete vi dico che da tempo ho deciso di non esistere neanche io. Io non sono io, né me. Voglio dire semplicemente che come voi non esisto, ma non esisto in maniera differente dalla vostra. Non so però se si tratti di un vezzo o di pura vocazione. Se sia una malattia o uno stato d’animo. Se sia fede o inganno.
So amare e so odiare come nessun altro. Confondete la mia sincerità per indifferenza, e questa è l’unica cosa che mi faccia star male davvero. La mia debolezza è che non mi siete indifferenti. Non mi siete indifferenti. Non mi siete indifferenti, dovunque voi siate.
Non mi siete indifferenti, ma temo davvero di non avere alcun bisogno di voi.
