Ancora una volta sorge il sole
su questa terra vigliacca e senza amore,
avvelenata dal potere
e dalla vostra orribile ipocrisia.
Ma io non vi conosco,
non vi comprendo,
non sto dalla vostra parte.
Mi sento vivo soltanto
quando i miei occhi
non incrociano i vostri.
Sono un traditore,
un latitante, un disertore:
non me ne vanto
e non me ne vergogno.
Gioco a carte alla cieca,
da sempre,
con gli scarti di ciò che sono stato.

Sedevano insieme nel parco
mentre il cielo della sera si faceva scuro,
lei guardò verso di lui e lui sentì un brivido percorrergli le ossa.
Proprio allora si sentì solo e desiderò aver tirato dritto,
alla ricerca di un capriccio del destino.
Camminarono lungo il vecchio canale
un po’ confusi, lo ricordo bene,
e si fermarono in uno strano hotel con una luce al neon lampeggiante.
Lui sentì il calore della notte investirlo come un treno merci
che si muoveva accompagnato da un capriccio del destino.
Un sassofono suonava da qualche parte in lontananza
mentre lei camminava sotto le arcate.
Mentre la luce correva attraverso l’ombra
in cui lui si stava svegliando,
lei lasciò cadere una monetina nella tazza di un cieco al cancello,
e si scordò di un capriccio del destino.
Lui si svegliò, la stanza era deserta,
non la vide da nessuna parte.
Disse tra sé che non gliene importava, spalancò completamente la finestra,
sentì un vuoto dentro che proprio non riusciva a spiegare,
causato da un capriccio del destino.
Ora sente il ticchettio degli orologi
e cammina con un pappagallo che parla,
la cerca sulle banchine di fronte al mare dove tutti i velieri fanno ritorno.
Forse lei lo ritroverà lì ancora una volta, chissà per quanto tempo lui dovrà aspettare,
ancora una volta per un capriccio del destino.
La gente mi dice che è un peccato
un sapere ed un sentire esagerato.
Io ancora credo che lei fosse la mia gemella, ma io ho perduto il mio anello.
Lei nacque in primavera, io nacqui troppo tardi:
diamo la colpa a un capriccio del destino.