Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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giovedì, 29 maggio 2008

Ancora una volta sorge il sole
su questa terra vigliacca e senza amore,
avvelenata dal potere
e dalla vostra orribile ipocrisia.

Ma io non vi conosco,
non vi comprendo,
non sto dalla vostra parte.
Mi sento vivo soltanto
quando i miei occhi
non incrociano i vostri.

Sono un traditore,
un latitante, un disertore:
non me ne vanto
e non me ne vergogno.
Gioco a carte alla cieca,
da sempre,
con gli scarti di ciò che sono stato.


postato da: dhPhD alle ore 08:15 | link | commenti (4)
categorie: poesie
sabato, 24 maggio 2008

Lettera

Impressioni, ricordi,
desideri, immagini,
si aggrappano a ciò che resta
del mio tempo,
ma non mi appartengono più.

Mi aggiro tra la gente
manifestando la mia estraneità
e la mia stanchezza,
col piglio indolente e fiero
di un turista annoiato.
Sembra proprio che il mio cuore bambino
non sia capace d'altro.

Però, sai, ti ho perdonata.
Ho perdonato le tue bugie spudorate
e la tua folle insensatezza,
generate forse senza colpa
dall'immensa sofferenza che hai dentro.

Che Dio, se esiste,
protegga a lungo
i tuoi occhi.
postato da: dhPhD alle ore 06:55 | link | commenti (8)
categorie: poesie
mercoledì, 21 maggio 2008

Guaranteed



In ginocchio non puoi essere libero.
Sollevando una tazza vuota, chiedo silenziosamente
che tutte le mie destinazioni accettino ciò che sono io,
così da poter respirare...

Dei cerchi si espandono e ingoiano le persone per intero.
Per metà delle loro vite dicono buonanotte
a mogli che non conosceranno mai.
Ho una mente piena di domande,
ed un insegnante nella mia anima,
e va così...

Non venire più vicino o dovrò andarmene.
I posti che tirano mi attirano come la gravità.
Se mai ci fosse qualcuno per cui restare a casa,
quel qualcuno saresti tu...

Tutti quelli che incontro, in gabbie che hanno comprato
pensano a me e al mio vagare,
ma io non sono mai quello che pensavano.
Ho la mia indignazione, ma sono puro in tutti i mei pensieri,
Io sono vivo...

Il vento è tra i miei capelli, mi sento parte di ogni posto.
Al di sotto del mio essere c'è una strada che è scomparsa.
A notte fonda sento gli alberi,
stanno cantando con i morti, lassù...

Lascia che sia io a trovare un modo di essere,
considerami un satellite sempre in orbita.
Conoscevo tutte le regole, ma le regole non conoscevano me,
garantito...


Eddie Vedder, Guaranteed, 2007



postato da: dhPhD alle ore 04:43 | link | commenti (4)
categorie:

L'inno del PD

postato da: dhPhD alle ore 02:36 | link | commenti
categorie:
domenica, 18 maggio 2008

Pensare diversamente

Credo sia importante imparare a pensare diversamente, non aspirando affatto ad organizzarsi diversamente rispetto a qualcosa. Viceversa sarebbe assai preferibile tentare di disorganizzarsi totalmente rispetto al tutto.

Qualunque visione reattivo-adattativa genera conflittualità antagonistica che, di per sé, legittima l’esistenza di qualunque ordinamento sociale e di qualsivoglia consuetudine. Equivale cioè a ricadere in una visione dialettica in cui uno degli assiomi - di fatto - è l’ordine costituito. O, in una visione più ampia, il “potere” come meccanismo regolatore dei rapporti tra esseri umani. Il potere andrebbe invece restituito alla sua insensatezza, evitando la trappola della dialettica. Evitando, mi si passi la metafora, di suonare la sua stessa canzone ma con strumenti diversi.
 
In questo senso il marxismo, ponendosi in antagonismo rispetto alla società capitalistica, di fatto ha dato linfa vitale e slancio alla stessa. Ha contribuito a storicizzarne gli aspetti più incomprensibili, concordando addirittura con la stessa società capitalistica sulla necessità di alcune transizioni inevitabili. Ma, quand’anche esso si fosse posto soltanto e semplicemente come totalmente altro rispetto al capitalismo, ne avrebbe legittimata l’esistenza. La laida dialettica del buono-cattivo, del bianco-nero, non è null’altro che uno specchio deformante al pietoso servizio di una creatura deforme.
 
Il potere va semplicemente ignorato, in quanto di fatto non esiste se non come linguaggio. Come linguaggio dell’inganno o inganno del linguaggio.
Qualunque essere parlante è in grado di sconfiggere il potere. Che questa ‘sconfitta’ sia poi effettivamente ‘comunicabile’, è chiaramente un altro discorso. Ma tale deflagrazione logica (né antitetica, né paritetica) è paragonabile ad un piccolo big-bang in grado di generare significanti. Significanti, cioè, come esercizio e rappresentazione effettuale ed efficace della libertà di una creatura libera. Pensare diversamente, appunto. Ad esempio ritengo che un grande artista sia generatore di significante. Ma è tale soltanto a patto che non incappi neanche lontanamente nella trappola dell’io e in quella del significato.

Il significato, infatti, è il macigno imposto a viva forza dal linguaggio-potere sulla libertà della creatura parlante. L’io, invece, è il macigno imposto dalla creatura parlante a se stessa. L'io è il peccato originale di tale creatura, la quale misteriosamente ritiene di essere altro rispetto a ciò che (non) dice.


postato da: dhPhD alle ore 04:50 | link | commenti (9)
categorie: lampi e deliri
domenica, 11 maggio 2008

Simple twist of fate


Bob Dylan, Simple twist of fate, 1975

Sedevano insieme nel parco
mentre il cielo della sera si faceva scuro,
lei guardò verso di lui e lui sentì un brivido percorrergli le ossa.
Proprio allora si sentì solo e desiderò aver tirato dritto,
alla ricerca di un capriccio del destino.

Camminarono lungo il vecchio canale
un po’ confusi, lo ricordo bene,
e si fermarono in uno strano hotel con una luce al neon lampeggiante.
Lui sentì il calore della notte investirlo come un treno merci
che si muoveva accompagnato da un capriccio del destino.

Un sassofono suonava da qualche parte in lontananza
mentre lei camminava sotto le arcate.
Mentre la luce correva attraverso l’ombra
in cui lui si stava svegliando,
lei lasciò cadere una monetina nella tazza di un cieco al cancello,
e si scordò di un capriccio del destino.

Lui si svegliò, la stanza era deserta,
non la vide da nessuna parte.
Disse tra sé che non gliene importava, spalancò completamente la finestra,
sentì un vuoto dentro che proprio non riusciva a spiegare,
causato da un capriccio del destino.

Ora sente il ticchettio degli orologi
e cammina con un pappagallo che parla,
la cerca sulle banchine di fronte al mare dove tutti i velieri fanno ritorno.
Forse lei lo ritroverà lì ancora una volta, chissà per quanto tempo lui dovrà aspettare,
ancora una volta per un capriccio del destino.

La gente mi dice che è un peccato
un sapere ed un sentire esagerato.
Io ancora credo che lei fosse la mia gemella, ma io ho perduto il mio anello.
Lei nacque in primavera, io nacqui troppo tardi:
diamo la colpa a un capriccio del destino.

postato da: dhPhD alle ore 04:43 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 08 maggio 2008

Lo scandalo

"Due maniere di agire si presentano a chi vuole diffondere delle idee. Una è la discussione pacata, scientifica, di chi, senza nulla abdicare dei propri principi, li espone e li commenta con squisita cortesia, con ferma moderazione. Questo procedimento consiste nell’infiltrare goccia dopo goccia la verità in intelligenze già preparate, intelligenze d’elite, ancora preda dell’errore ma animate di buona volontà. Missionari della Libertà, predicatori dallo sguardo sorridente, dalla voce carezzevole (ma non ipocrita), versano col miele della loro parola la convinzione nel cuore di chi li ascolta; iniziano alla conoscenza del vero quanti ne hanno la consapevolezza. L’altra è la discussione acerba, anch’essa scientifica, ma che, piantata nei principi come in una cotta d’arme, si arma dello Scandalo come di un’ascia per colpire ripetutamente i crani bardati di pregiudizi, e costringerli a smuoversi sotto il loro spesso involucro. Per i suoi sostenitori, non ci sono parole abbastanza pungenti, non ci sono espressioni sufficientemente taglienti da far volare in frantumi tutte quelle ignoranze d’acciaio temperato, quella pesante e tetra armatura che acceca e rende sorde le goffe masse popolari. Si servono di tutto — del dardo acuminato e dell’olio bollente — per far sussultare fin nell’intimo e sotto le loro scaglie di tartaruga quelle intelligenze apatiche, e far risuonare straziandoli quei temperamenti che non vibrano. Girovaghi aggressivi, dannati ed erranti portatori alla dannazione, camminano, insanguinati e sanguinanti, col sarcasmo sulle labbra, con l’idea nella mente, con la torcia in pugno, attraverso gli odi e gli schiamazzi, verso la realizzazione del loro compito fatale; essi convertono come converte lo spirito dell’inferno: con il morso e con il fuoco."

da Machete - aperiodico anarchico  n.2 - aprile 2008

postato da: dhPhD alle ore 05:36 | link | commenti (2)
categorie:
domenica, 04 maggio 2008

Non posso spiegarti chi sono,
né chi ero,
perché l’ho dimenticato.
 
Vivo la mia assenza,
la mia distanza dalle cose,
dai fatti,
da ciò che non mi appartiene.
 
Non ho storie da raccontare
per farti felice,
come forse a te piacerebbe.
Non so amare e non so mentire.
 
Mi aggrappo unicamente,
disperatamente,
a ciò che vedo di me in te.


postato da: dhPhD alle ore 05:34 | link | commenti (10)
categorie: poesie