Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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venerdì, 29 febbraio 2008



L'Energy Plus srl, la misteriosa società nata per realizzare una centrale termolettrica da 780MW nell'area ex-Ideal Standard di Salerno, si costituisce il 16 giugno 2003.

L'11 agosto 2003 l'Energy Plus inoltra al ministero delle Attività Produttive la richiesta di autorizzazione unica.

Il 27 giugno 2003 l'on.Vincenzo De Luca già accenna misteriosamente alla realizzazione di una centrale termoelettrica nella zona industriale di Salerno.


Nel novembre 2005 De Luca è ancora favorevole a spada tratta sull'insediamento della centrale termoelettrica, ma chi lo ascolta con attenzione non può non cogliere qualche particolare 'messaggio' che cerca di lanciare ai suoi interlocutori politici.

Il 22 febbraio 2008 De Luca sente ormai di avere ottenuto ciò che desiderava da tempo: l'inceneritore. La centrale termoelettrica non gli interessa più, come aveva cominciato a far capire già dal marzo 2006.

La centrale termoelettrica è stata un cavallo di Troia?
postato da: dhPhD alle ore 05:08 | link | commenti
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lunedì, 25 febbraio 2008

Non è un Paese per vecchi


L'aggressione della polizia nei confronti dei manifestanti a Pustarza di Savignano Irpino (18 febbraio 2008), montata da me con sequenze tratte dal trailer di "Non è un Paese per vecchi", dei fratelli Coen.

Sullo sfondo, la terrificante situazione in cui è stata ridotta la Campania.

Cosa dovranno e potranno mai "scegliere" i campani e gli italiani alle prossime elezioni?
L'ennesimo insulto per la nostra terra?

Non andate a votare!

postato da: dhPhD alle ore 02:38 | link | commenti (2)
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domenica, 24 febbraio 2008

Allergia

La mia allergia ai fenomeni di massa è una malattia.

Arriva il guru. Si fa il vuoto. Una pletora di famelici orgasmanti obiettivi in visibilio. Mi defilo dal fuoco incrociato, terrorizzato dall’idea di rimanere impresso su chissà quale pellicola o chissà quale supporto magnetico. Mi allontano dalla scena, per di più col senso di colpa di poter rubare per un attimo, con la mia figura interposta, l’immagine che tante genti sospese ritengono di dover catturare ad ogni costo. Non è neppure da escludere che, in quel frangente, qualcuno mi smadonni contro…
 
E’ davvero un peccato che però le idee non riescano a camminare senza immagine, senza veicolo, senza le suggestioni della società dello spettacolo di massa. Ascoltare le persone, o vederle ascoltare gli altri per ciò che dicono e non per ciò che rappresentano, è un’utopia. Un’utopia che mi rattrista, anche se in fondo non mi sorprende affatto.
 
Questa non è apertura nei confronti del mondo. Non è riconoscere la diversità. Non è insofferenza nei confronti del potere. Nella migliore delle ipotesi è conformismo, forse anche in buona fede. Nella peggiore, e forse più banalmente comune, è ricerca di visibilità da parte di chi strozza e crede di nascondere nel visibilio le proprie frustrazioni e la propria malcelata ambizione.  

postato da: dhPhD alle ore 03:59 | link | commenti
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venerdì, 22 febbraio 2008

Self portrait

postato da: dhPhD alle ore 01:12 | link | commenti (2)
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giovedì, 21 febbraio 2008

Un addio

Sono troppo buono, e come hai visto mi sono accontentato di avere la peggio alzando un po' la voce.
Ti ho lasciata fare.
Qualcun altro ti avrebbe zittita con un paio di frasi per cui ora, forse, staresti ancora piangendo.
Ma non mi piace veder piangere le donne: è una mia imperdonabile debolezza. Anche tu hai saputo approfittarne.

So solo che non posso fidarmi di te. Vorrei ma non posso.
L’avrei voluto e non posso.
Non posso perché arrivi ben oltre me. Io non oserei mai dirti ciò che tu mi hai detto.
Ho alzato la voce, ma non ti ho giudicata. Non ho affondato come tu hai affondato su di me, ben nascosta dietro i tuoi stolidi perbenismi ammantati di finta premura. Ben nascosta dietro i tuoi scrupoli.

Tu non vuoi un uomo. Tu vuoi una statua che idolatri te stessa mentre tu fingi di pregarla.
Quella statua non posso essere io. Non voglio.

Addio.

S


postato da: dhPhD alle ore 05:21 | link | commenti (5)
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martedì, 19 febbraio 2008

Elezioni



Gli invasori non si votano, si scacciano. Vanno dispersi senza pensarci troppo, come scorregge nel vento.

Questi assassini hanno annientato la nostra terra, la nostra gente, il nostro futuro.
Vanno ricacciati nelle fogne da dove provengono.
Continuano a raccontarci la favola del "meno peggio" mentre hanno rapinato miliardi di euro di fondi europei, portandoli all'estero e reinvestendoli a nostro danno in operazioni di riciclaggio di denaro sporco note come project financing, investimenti immobiliari, "soluzioni" per risolvere le "emergenze" (vedi rifiuti, energia elettrica, emergenza siccità, emergenza freddo.. etc etc).
Si sono attaccati alla giugulare della gente, attraverso le banche di cui sono semplici maggiordomi. Hanno rapinato ogni cosa. Ci propongono un'aggressione quotidiana a cui pretendono di doverci piegare sempre e comunque. Con la propaganda di massa e, se non basta, con i manganelli.

Dove stanno i soldi dei fondi europei piovuti sul mezzogiorno, se non nei conti estero su estero di qualche prestanome di questi assassini?
Dove stanno i miliardi di euro che questi assassini balordi hanno lucrato disseminando la nostra terra di desolazione e morte? Sono gli stessi soldi che qualche società fittizia adopera per aprire centri commerciali, per speculare sul mattone rovinando intere generazioni a cui una vita intera di lavoro non basterà per comprare una casa? Sono i soldi con cui rubano l'acqua privatizzandola a fronte di una fantomatica e inesistente emergenza siccità? Quelli con cui finanziano gli inceneritori per risolvere la fantomatica emergenza rifiuti da loro stessi creata ad arte?
Con quali soldi finanziano non solo gli inceneritori, ma le loro centrali termoelettriche, i rigassificatori, i loro vergognosi affarucci immobiliari se non attraverso scatole cinesi di finanziarie occulte provenienti dal Lussemburgo, da San Marino, dalle Isole Vergini Britanniche?
Con quali soldi hanno acquistato ogni bene pubblico a un centesimo del corrispondente millantato "valore di mercato", inventando peraltro la favola delle "privatizzazioni" e del "debito pubblico" da loro stessi causato? Come mai, tra l'altro, il "debito pubblico" dopo le "privatizzazioni" è aumentato anziché diminuire?

Con quali soldi questi sciacalli senza onore precarizzano la vita degli uomini rendendoli schiavi e impedendo loro ogni scelta se non quella nefasta del molto opinabile "meno peggio", nient'altro che una ciclica e ributtante pantomima indegna?
Ma chi credono ancora di ingannare questi rivoltanti e maleolenti cessi ambulanti?
La globalizzazione è una cancrena finanziaria capeggiata da banche, mafie planetarie, multinazionali, con la complicità ultima e decisiva dei prestanome "politici" di queste Organizzazioni.

Gli invasori si scacciano a pedate, non si votano. Non andate a votare.
Fate votare questi luridi assassini, questa gentaglia senza dignità, dai consigli di amministrazione delle Organizzazioni e dalle Cupole che essi rappresentano.
Ma prima o poi, in ogni caso, li manderemo fuori dalle palle a calci in culo.

postato da: dhPhD alle ore 18:26 | link | commenti (6)
categorie: lampi e deliri
sabato, 16 febbraio 2008

Gian Maria Volonté


Gian Maria Volonté (estratto dal documentario "Un attore contro", 2005)

Attore immenso, ma quasi senza fisicità "propria". Volonté viveva delle sue ossessioni, trovando nel mestiere dell'attore un modo per sfuggire temporaneamente a se stesso. La metamorfosi richiedeva mesi e mesi di studio, ma alla fine nulla sarebbe rimasto più come prima. Né vita, né arte.
Un destabilizzante rito sacrificale, cui Volonté dava in pasto se stesso e la sua generosità. Cui piegava il suo volto fino a sfinirlo rendendolo irriconoscibile, ma in ogni caso mai "maschera". Un sacrificio che gli imponeva di non essere mai se stesso, pur lasciando se stesso all'interno di ogni interpretazione.
Volonté era conoscitore profondo di quell'umano che contemplava e padroneggiava con sapienza straordinaria, ma che forse in realtà non amava. E come avrebbe potuto amare quell'umanità la cui violenza quotidiana gli causava orrore ed angoscia?

"Noi speriamo in un mondo che riesca a migliorare la qualità della vita di tutti, l'ambiente, la possibilità di conoscere, la possibilità di comunicare, di informare. E soprattutto la possibilità di eliminare tutto quello che è oggetto per distruggersi. Far scomparire le armi, le guerre, la pena capitale. Ecco, io credo che già quello sarebbe un cambiamento enorme."

Volonté non era dalla parte del potere, e le sue scelte artistiche lo testimoniano limpidamente. Un artista "coautore", e non un burattino nelle mani di chicchessia, fosse pure in quelle di Fellini...


La classe operaia va in paradiso, 1971, di Elio Petri


Porte aperte, 1990, di Gianni Amelio


Sul set di Lo sguardo di Ulisse nell'anno della morte (1994), con Harvey Keitel
postato da: dhPhD alle ore 01:58 | link | commenti
categorie: profili
martedì, 12 febbraio 2008

"Più tardi mi s'accuserà di aver fatto scuola..."


Uno splendido Carmelo Bene tra Shakespeare, Laforgue e Gozzano

"Perdono, perdono... Non l'ho fatto apposta: ordinami qualsiasi espiazione.
Ma sono così buono, ho un cuore d'oro, e non ce n'è più come il mio... Tu mi capisci, non è vero?
Tuo padre è malato per caso? No. Peccato.

Non chiedo nulla a nessuno, io. Sono senza un amico... non ho un amico. Un amico che possa raccontare la mia storia. Un amico che mi preceda dappertutto per evitarmi quelle spiegazioni che m'ammazzano.
Non c'è una che sappia gustarmi. Ah sì, un'infermiera... un'infermiera per amor dell'arte, che concede i suoi baci solo ai moribondi, a gente in extremis, e che perciò non possa vantarsene. Macché... Una volta a casa uomini e donne, a coppie, ammireranno i miei scrupoli sull'esistenza ma non li imiteranno nemmeno per sogno. Non se ne vergogneranno affatto, a quattr'occhi, da uomo amato a donna amata, in famiglia. Più tardi mi s'accuserà di aver fatto scuola...

Come sono solo... In quest'epoca non c'entro nemmeno un po'. Ed io non voglio più essere io. Non più l'esteta gelido, il sofista, ma vivere nel tuo borgo natio. Ma vivere, alla piccola conquista, mercanteggiando placido in oblio, come tuo padre, come il farmacista. Ed io non voglio più essere io.

Io non posso vedere le lacrime delle ragazze, no, perché far piangere una ragazza è più irreparabile che sposarla. Perché le lacrime son tutta infanzia, perché le lacrime versate testimoniano una pena così profonda che tutti gli anni di incallimento sociale e di ragionevolezza scoppiano e riaffogano in quella fonte riaperta dell'infanzia della creatura primitiva incapace di male.

Ma si fa tardi. A domani. Baci."
postato da: dhPhD alle ore 00:26 | link | commenti (3)
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sabato, 09 febbraio 2008

"Non scappo davanti a nessuno"



"Dove andiamo, eh? Andiamo in Spagna, da qualche parte in Cina? Siediti, e dimmi dove vuoi andare.
Noi non andremo da nessuna parte. Resteremo qui. Noi resteremo qui.
Questa è casa mia. Questo è il mio Paese, e io non me ne vado.
Non scappo davanti a nessuno."

   
 
postato da: dhPhD alle ore 01:22 | link | commenti (2)
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venerdì, 08 febbraio 2008

Autopsia

La mia faccia mentre stavo soffocando è l’ultima cosa che ricordo. Poi più nulla.
Ma non ero in preda al panico. Piuttosto ero incerto tra la necessità di continuare a respirare e un quasi inspiegabile desiderio di lasciarmi andare, affinché movimenti scomposti non rendessero inestetica ed inelegante la mia fine. Non c’è dubbio che l’idea di essere ritrovato l’indomani con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua fuori dal palato era per me più che un cruccio a quel punto.
Violenti colpi di tosse mi danno l’impressione di poter respirare ancora. Emetto rantoli profondi nel silenzio di un buio smisurato. Posso quasi farcela; mi siedo, confidando che quella non sarà la mia ultima azione, e che riuscirò a compierne tante altre in un futuro che sembra ancora possibile. Ma in pochi istanti la sensazione di soffocamento ricompare, ed è più che una sensazione. C’è poco da fare: ciò che mi impedisce di respirare non vuole saperne di prendere un’altra via.
Dicono che in quei momenti ti passa tutta la tua vita davanti. No, non è vero. Per me almeno non è stato così. Ma chissà: forse non avevo niente di interessante da ricordare.
 
L’unica cosa che mi venne in mente in quegli istanti fu che, tutto sommato, io non ero poi così importante. Non lo ero per me, figuriamoci per gli altri. Forse al mio funerale sarebbe stata versata qualche lacrima di circostanza assieme a qualche altra più autentica e vera. Ma anche le lacrime vere non mi convincevano. Pensai che buona parte di essere sarebbero state rivolte non a ciò che ero o ero stato fino a quel momento, ma a ciò che avrei potuto rappresentare o continuare a rappresentare per chi le versava. Chi piangeva per me avrebbe cioè quasi certamente rimpianto se stesso. Non valeva la pena dunque di spendere i miei ultimi minuti curandomi dell’altrui egoismo.
 
Non avevo avuto neanche il tempo di preparare un’uscita di scena più degna, e a quel punto non potevo farci più nulla. Questo pensiero divenne un rammarico malinconico che mi invadeva sinistro e confuso mentre la mente si oscurava e i miei polmoni, ormai quasi del tutto privi d’aria, mi impedivano di tossire e di emettere alcun suono che non fosse il tavolo rovesciato dai miei ultimi disperati aneliti. E così rovesciai il tavolo: al diavolo la compostezza.
Poi tutto divenne tenebra. Ero silenzio.
 
Stramazzai al suolo con la faccia rivolta verso il pavimento gelido. Ma non ricordo di averlo trovato freddo o di aver provato dolore cadendo. L’ultimo mio ricordo è il pavimento inchiodato come un macigno sulla mia guancia destra.

postato da: dhPhD alle ore 03:19 | link | commenti (1)
categorie: lampi e deliri