



«Si è costretti all'esserci trafelato: questo piegarsi alla rappresentanza, ai libri, a questa nourriture della quale avrei fatto assolutamente a meno. Non si scampa alla volgarità dell'azione, alla scorreggia drammatica della rappresentazione di Stato. Si è obbligati allo scandalo, quasi fosse la "prima comunione" con l'indifferente prossimo tuo, con l'odiato condomino, che non detesterai mai quanto te stesso».
Carmelo Bene in Autografia di un ritratto, 1995
Il potere è sopraffazione, dunque violenza. Ma non basta certo tale qualità a lambirne i contorni in maniera sensata. Esiste infatti sopraffazione anche senza che si dia potere. E’ possibile cioè, ad esempio, che la comunità A opprima la comunità B senza che necessariamente tale violenza sia vissuta e ‘riconosciuta’ come potere. La sopraffazione è un fatto contingente, e non certo l’entificazione di un rapporto di forza che può conservarsi per secoli, se non per millenni.
Non c’è dubbio però che il potere sia anche sopraffazione. Ma tale qualità è del tutto insufficiente per spiegarne la natura ambigua e potente.
Io credo che una delle radici fondanti del potere sia l’inganno, e attribuisco a tale fenomeno una matrice essenzialmente ‘logica’. Parlo cioè di un inganno linguistico, che si annida nei meandri di quello stesso strumento utilizzato dalla civiltà umana per propagare e veicolare le sue conoscenze.
Ogni definizione, ogni aggettivazione è, di per sé, potenzialmente latrice di tale inganno. Anche inconsapevolmente. Anzi: l’inganno è tanto più profondo quanto più è inconsapevole.
La nominazione è puro arbitrio. Chi nomina si arroga il diritto di ‘definire’ un che, individuando in tale definizione un contenuto che esclude proprio per definizione l’insieme delle possibilità non comprese in ciò che viene univocamente nominato. E’ evidente che si tratta di un artificio: e tale artificio, a valle, causa nella sua propagazione innumerevoli altre dispersioni di senso rispetto all’intenzione originaria. Ogni essere parlante è pertanto latore di inganno, e potenziale vettore di quel potere che magari nel suo intento vorrebbe addirittura escludere o smentire.
Soltanto in questo modo, istituzionalizzandosi nel linguaggio e nella cultura, la sopraffazione perviene alla sua mostruosa e più compiuta metamorfosi: diviene cioè potere. Il potere, infatti, è in grado a sua volta di attraversare secoli e millenni entificandosi in strutture linguistiche, organizzazioni, riti, tabù e traumi collettivi. Chiunque dia per scontate le strutture logiche da cui è parlato, è in realtà sostenitore e sacerdote di tale mostruoso e ineluttabile status quo.
Evacuato del suo contenuto logico, caduta ogni maschera, al potere così come lo conosciamo oggi non resterebbe altro che rifugiarsi nella sopraffazione, e unicamente in essa. Ma la sopraffazione, per quanto virulenta, smaschera miseramente il contenuto del potere. Lo svuota di ogni senso, rendendolo debole e ‘logicamente’ incomprensibile, costringendolo cioè ad estinguersi in breve tempo. A meno che – beninteso – esso non riesca a trovare in tempo un nuova ‘logica’ dietro cui nascondersi e alimentarsi.
Gioachino Rossini, L'Italiana in Algeri (1813), Atto I - Scena I.
L'esilarante entrata in scena del Bey Mustafà. (ascolta audio)
(The good shepherd, 2007, di Robert De Niro)
La musica di Rossini, a mio parere, è forza caotica di potenza incomparabile. Ma non cerca di comunicare o di simulare alcunché. E' lì, nel suo splendore e nella sua astratta e quasi spaventosa lontananza dal resto delle cose umane. Credo che questo finale, nel suo assoluto nitore, comunichi un'inquietudine paragonabile a quella che investe chi si ritrovi a contemplare l'oscuro mistero di una notte gelida e stellata.
GUGLIELMO
Tutto cangia, il ciel si abbella,
L'aria è pura.
Il dì raggiante.
La natura è lieta anch'ella.
ARNOLDO
E allo sguardo incerto, errante,
tutto dolce e nuovo appar.
GUGLIELMO
Quel contento che in me sento
Farsi intrigo al ciel tonante.
Di tuo regno fia l’avvento
sulla terra, libertà!
TUTTI
Sulla terra libertà!
Sulla terra libertà!

(Furore, 1940, di John Ford)