Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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lunedì, 31 dicembre 2007

Leonora


Il Trovatore
(Giuseppe Verdi, 1853). Atto IV - Scena I. Leonora (Raina Kaibavanska) e Manrico (Placido Domingo). Herbert Von Karajan, 1978. Libretto di Salvatore Cammarano.



Leonora
Quel suon, quelle preci, solenni, funeste,
empiron quest'aere di cupo terror!
Contende l'ambascia, che tutta m'investe,
al labbro il respiro, i palpiti al cor,
il respiro, i palpiti al cor,
Manrico
(dalla torre)
Ah! che la morte ognora
è tarda nel venir
a chi desia, a chi desia morir!...
Addio, addio, Leonora, addio!
Leonora

Oh ciel! sento mancarmi!

Coro interno
Miserere d'un'alma già vicina
alla partenza che non ha ritorno;
miserere di lei, bontà divina;
preda non sia dell'infernal soggiorno.

Leonora
Sull'orrida torre
Coro interno

Miserere!
Leonora

ahi! par che la morte
Coro interno

miserere!
Leonora

con ali di tenebre
Coro interno

miserere!
Leonora

librando si va...
Coro interno

miserere!
Leonora

Ah forse dischiuse
Coro interno

miserere!
Leonora

gli fian queste porte
sol quando cadaver già freddo sarà,
quando cadaver già freddo sarà.
Coro interno

miserere!

Manrico
Sconto col sangue mio
l'amor che posi in te!...
Non ti scordar, non ti scordar di me,
Leonora, addio, Leonora, addio, addio!

Leonora
Di te, di te scordarmi!
di te, di te scordarmi!
di te scordarmi! di te scordarmi!
Sento mancarmi...
Manrico
Sconto col sangue mio
l'amor che posi in te!
Non ti scordar, non ti scordar di me,
Leonora, addio.
Coro interno
Miserere! miserere!
miserere! miserere!
Leonora
Di te scordarmi! di te scordarmi! di te!
Manrico
Leonora, addio!
Coro interno
miserere! miserere!
o con te per sempre unita
Leonora
Di te! di te! scordarmi di te!

postato da: dhPhD alle ore 01:36 | link | commenti (5)
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giovedì, 27 dicembre 2007

Patriottismo


L'esilarante tragicomica scena in cui il capitano Koons (Christopher Walken) racconta al piccolo Butch le inquietanti vicissitudini dell'orologio d'oro portaiella, allucinante e allucinato ricordo di famiglia. Da "Pulp Fiction", 1994, di Quentin Tarantino

«Il patriottismo è l'ultimo rifugio dei criminali»
(Samuel Johnson)


postato da: dhPhD alle ore 06:57 | link | commenti (3)
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sabato, 22 dicembre 2007

Frammenti

La primavera è lontana,
e intanto il mio cuore è una lastra di ghiaccio
destinata a spaccarsi ai primi tepori.
 
Non ho bagagli da portare appresso,
e neppure ricordo da cosa sono scappato:
il mio romanzo morirà con me.
 
Vago sospeso tra immaginazione e desiderio,
prigioniero di visioni trasognate e misteriose.
Vorrei però desiderare ancora,
e questa è forse la mia vera colpa.
 
Vivo la mia diversità irrimediabile, drammatica,
senza gioia ma con l’ineffabile distacco
di chi superstite sopravvive al suo tempo,
e domani non ne avrà più memoria.

Resto dunque a me stesso,
autoironico cimelio di un eroe senza patria.
postato da: dhPhD alle ore 07:52 | link | commenti (15)
categorie: poesie
domenica, 16 dicembre 2007

The Voice is gone

Un grandissimo 'non-attore' di talento straordinario è andato via. Un artista assoluto - eccelso e impareggiabile - ci ha lasciati. Peppino Rinaldi, il più grande doppiatore italiano di sempre, è morto all'alba di ieri, sabato 15 dicembre 2007.
Soltanto 2 mesi fa, qui sul mio blog, gli dedicai un piccolo omaggio.

Un divertente aneddoto che racconta la brillante personalità di Peppino è contenuto nel libro Le voci del tempo perduto, di Gerardo Di Cola.

«Insofferente verso il conformismo dei ruoli e irriverente verso la soggezione al mito, quando a casa di Disney incontra Frank Sinatra che gli si rivolge ironico: "...ma tu mi doppi anche quando canto?", Peppino di rimando gli risponde: "Certo, è per questo che ti chiamano The Voice!", freddando il grande Frank».


Peppino Rinaldi in La valle dell'Eden, 1955, con James Dean


Peppino Rinaldi in Hollywood Party, 1968, con Peter Sellers


Peppino Rinaldi in C'era una volta il West, 1968, con Charles Bronson


Peppino Rinaldi in Giù la testa, 1971, con James Coburn


Peppino Rinaldi in Il Padrino, 1972, con Marlon Brando


Peppino Rinaldi in La stangata, 1973, con Paul Newman


Peppino Rinaldi in Americani, 1992, con Jack Lemmon
postato da: dhPhD alle ore 06:09 | link | commenti (5)
categorie: profili
venerdì, 14 dicembre 2007

I'm not there again



Giace lì. Che la sua anima riposi in pace, insieme alla sua scortesia.




"Questa gente pensa sul serio che io abbia una specie di immaginazione fantastica. Invece è purezza, direi. La sua insignificanza credo sia sacra."


This machine kills fascists


"Io? Beh, posso cambiare nel corso della giornata. Mi sveglio e sono una persona. Quando vado a dormire so per certo che sono un altro. Non so chi sono la maggior parte delle volte. E’ come avere ieri, oggi, domani, tutti nella stessa stanza… Non si può dire quello che accadrà."
postato da: dhPhD alle ore 14:52 | link | commenti (6)
categorie: cinema
martedì, 11 dicembre 2007

Peppino De Filippo

Sono sempre a disagio con di chi, probabilmente succube del sentito dire, ricorda Peppino De Filippo come semplice spalla di Totò. E ciò accade per lo più con i cinefili-cinofili della domenica i quali, innamorati evidentemente di null’altro fuorché del suono della propria voce, sciorinano con convinzione sospetta maldestri luoghi comuni d’accatto, atteggiandosi peraltro a immarcescibili profeti del sentire comune. Intollerabile aggravante, davvero, quella insista nel loro compiacimento. Il compiacimento di chi reciterebbe la lista della spesa con la stessa intenzione che sciorinerebbe profondendosi in una pubblica dizione del Faust di Marlowe. Il che io trovo assolutamente patetico e fuori luogo. Non tanto e non soltanto nella sostanza, intendo, quanto soprattutto nell’idiotesco e canagliesco cipiglio di cui spesso vergono infarcite cotali scempiaggini. E temo che la mia reazione risentita sia assai più naturale e spontanea di cotale artefatta e criminale disinvoltura.

Personalmente ho sempre ammirato il senso della sospensione scenica di cui Peppino De Filippo è stato irripetibile testimone, quasi fino a prodursi in un’incapacità letterale di profferir verbo. Estremo epigono, davvero, delle maschere della commedia dell’arte. Ma in lui l’irresistibile facondia delle maschere del teatro nostrano viene a scomporsi in un’apparente passività che credo rappresenti il rifiuto di ogni déjà-vu. E’ il senso di vuoto che il grande artista avverte, e che lo porta assai spesso a pronunciare trafelato le sue battute, quasi fuori tempo massimo, come se davvero fossero estremo scampo dallo scandalo del silenzio, avvertito drammaticamente come possibilità ma non come risposta soddisfacente. In questa fuga non c’è traccia di alcun artificio retorico, ed anzi vi è insita la problematicità del fuori scena, del fuori tema, del fuori tempo appunto. La battuta non è dunque caldeggiata e covata col sornione compiacimento del mestierante. E’ gettata via, in tono minore, spesso farfugliata come segnacolo e memoria del non detto. E contiene in sé l’estrema sapienza del sopravvissuto ad un’epoca, ad una tradizione. Ma comprende anche il disagio della propria diversità, della propria estraneità.

In questo senso comprendo benissimo come la sua meravigliosa arte possa venir fraintesa e del tutto sottovalutata. E credo anche che fosse assai difficile per qualunque attore rapportarsi efficacemente con un artista del genere, geniale e genialmente sottotono. Difficile davvero per chiunque rispondere alle sue splendide volée tagliate che rompono, frantumano, disorientano ogni tempo scenico e ogni canovaccio. Tali sono le sue caratterizzazioni, talvolta accentuate e squilibrate, volte apparentemente al grottesco… Ma esse in realtà trascendono tale grottesco, annullandolo nel sentito dire, sconfinando invece in una miriade di sfumature ottenute con la sospensione, l’assenza, la frantumazione di quello stesso carattere dato per scontato nell’immaginazione dello spettatore.

Quanto è diverso Peppino da Eduardo... Eduardo, grande autore ma attore irrimediabilmente mediocre, ha bisogno di riempire di sé lo spazio scenico. Vive la necessità sciagurata di piegare tutti gli altri attori a quel sé da mettere in scena. Egli è sempre, ineluttabilmente, il protagonista. Sfregola per la sua ansia di dire, di dimostrare, di prodursi in parabole a volte mirabili ma talvolta anche stolidamente prevedibili. E a tal fine manipola, conduce, mente, commuove, annoia, strabilia. Ma non conosce il venir meno, l’assenza, il defilarsi, a meno che non decida di volerne intenzionalmente sperimentare gli effetti sul suo pubblico. E’ il padre-padrone che a volte bonariamente concede, ma non pensa mai neppure lontanamente di gettare via se stesso.

Peppino, invece, è lontano anni luce dal compiacimento del fratello, e vive e convive con un’ansia metastorica e metalinguistica che trascende straordinariamente ogni intento e ogni intenzione. Quasi annoiato e stanco di se stesso, oserei dire, ma in ogni caso splendido e splendidamente vivo. 

       

postato da: dhPhD alle ore 05:07 | link | commenti (19)
categorie: profili
mercoledì, 05 dicembre 2007

Breve variazione sul tema







postato da: dhPhD alle ore 05:38 | link | commenti (6)
categorie:
martedì, 04 dicembre 2007

Vi compiango

Credevate che lui fosse un semidio in terra. Lo idolatravate con ambizione e senza alcuna criticità. Gli facevate ressa intorno, e ne seguivano smorfie soffuse e fasulle, sorrisi a iosa, foto, abbracci.
Allora io sedevo in disparte. Non ero col vostro guru, e vi compativo. Compativo voi ma soprattutto la vostra malcelata ambizione. Eravate greggi sformicolanti intorno alla risposta che vi illudevate di aver trovato.
 
Qualcosa poi è andato storto, e le cose sono cambiate. L’idolo è impuro. Vi credete ora più puri del vostro idolo di allora. E dove c’erano baci ruffiani adesso hanno preso il loro posto rancore e sputi. Ma dov’è finita poi la vostra verità? L’avete trovata e raggiunta? Siete cambiati nel frattempo, oppure siete sempre quelli di allora?  
 
Ora adorate nuovi dei, con la stessa acriticità e forse con la stessa ambizione. Ma siete davvero in buona fede? O non cercate piuttosto una motivazione, un pretesto per riempire i vostri vuoti esistenziali? Da quali altri pretesti e motivazioni siete reduci? Da quali altri profeti avete atteso invano e a tempo determinato la rivelazione?
Ma i vostri dei non bastano a salvarvi da voi stessi. In essi cercate ogni volta un alibi che vi tragga a salvamento dalla vostra profonda nequizia spirituale. E in fondo lo percepite; il terrore del vuoto riempie il vostro spazio, i vostri occhi, la vostra vita. Siete marci dentro. Ammalati di morbi uguali e contrari rispetto al sistema che vi illudete di combattere. Pronti a relativizzare le certezze altrui, ma mai a mettere in discussione le vostre. I germi - in ultima analisi - di quello stesso totalismo-totalitarismo che vi illudete di avversare e combattere, e che in realtà vi appartiene nel profondo. Come la cancrena appartiene alle ferite marcite e alla carne guasta.
 
E così, ancora una volta, mi trovo a dovervi compiangere. Ma non ho risposte certe: io no, non ne ho. Non sono come voi. Pertanto non posso fare altro che esprimere, mentre vi osservo, il mio disagio.
 
Il disagio di chi non applaudiva, ma ora non sputa. Di chi non crede in idoli presi a prestito da riporre sul comodino, in attesa messianica di un nuovo e più luminoso domani che laverà le nostre colpe, ma che puntualmente non arriverà. Il disagio di chi non ha da proporre riti e soluzioni d'accatto, buoni soltanto per un'autoassoluzione urbi et orbi. Il disagio cioè di chi - per sua fortuna - è davvero terrorizzato dall’idea di non avere torto.
postato da: dhPhD alle ore 06:47 | link | commenti (4)
categorie: lampi e deliri
domenica, 02 dicembre 2007

Adulto? Mai - mai, come l'esistenza
che non matura, resta sempre acerba
di splendido giorno in splendido giorno - 
io non posso che restare fedele
alla stupenda monotonia del mistero.
Ecco perché, nella felicità,
non mi sono mai abbandonato.

Ecco perché nell'ansia delle mie colpe
non ho mai provato un rimorso vero.
Pari, sempre pari con l'inespresso,
all'origine di quello che io sono.


Pier Paolo Pasolini, 1950
postato da: dhPhD alle ore 04:03 | link | commenti (1)
categorie: poesie