
Coro interno
Miserere d'un'alma già vicina
alla partenza che non ha ritorno;
miserere di lei, bontà divina;
preda non sia dell'infernal soggiorno.
Manrico
Sconto col sangue mio
l'amor che posi in te!...
Non ti scordar, non ti scordar di me,
Leonora, addio, Leonora, addio, addio!
Leonora
Di te, di te scordarmi!
di te, di te scordarmi!
di te scordarmi! di te scordarmi!
Sento mancarmi...
Manrico
Sconto col sangue mio
l'amor che posi in te!
Non ti scordar, non ti scordar di me,
Leonora, addio.
Coro interno
Miserere! miserere!
miserere! miserere!
Leonora
Di te scordarmi! di te scordarmi! di te!
Manrico
Leonora, addio!
Coro interno
miserere! miserere!
o con te per sempre unita
Leonora
Di te! di te! scordarmi di te!








Giace lì. Che la sua anima riposi in pace, insieme alla sua scortesia. 
"Questa gente pensa sul serio che io abbia una specie di immaginazione fantastica. Invece è purezza, direi. La sua insignificanza credo sia sacra." 

Sono sempre a disagio con di chi, probabilmente succube del sentito dire, ricorda Peppino De Filippo come semplice spalla di Totò. E ciò accade per lo più con i cinefili-cinofili della domenica i quali, innamorati evidentemente di null’altro fuorché del suono della propria voce, sciorinano con convinzione sospetta maldestri luoghi comuni d’accatto, atteggiandosi peraltro a immarcescibili profeti del sentire comune. Intollerabile aggravante, davvero, quella insista nel loro compiacimento. Il compiacimento di chi reciterebbe la lista della spesa con la stessa intenzione che sciorinerebbe profondendosi in una pubblica dizione del Faust di Marlowe. Il che io trovo assolutamente patetico e fuori luogo. Non tanto e non soltanto nella sostanza, intendo, quanto soprattutto nell’idiotesco e canagliesco cipiglio di cui spesso vergono infarcite cotali scempiaggini. E temo che la mia reazione risentita sia assai più naturale e spontanea di cotale artefatta e criminale disinvoltura.
In questo senso comprendo benissimo come la sua meravigliosa arte possa venir fraintesa e del tutto sottovalutata. E credo anche che fosse assai difficile per qualunque attore rapportarsi efficacemente con un artista del genere, geniale e genialmente sottotono. Difficile davvero per chiunque rispondere alle sue splendide volée tagliate che rompono, frantumano, disorientano ogni tempo scenico e ogni canovaccio. Tali sono le sue caratterizzazioni, talvolta accentuate e squilibrate, volte apparentemente al grottesco… Ma esse in realtà trascendono tale grottesco, annullandolo nel sentito dire, sconfinando invece in una miriade di sfumature ottenute con la sospensione, l’assenza, la frantumazione di quello stesso carattere dato per scontato nell’immaginazione dello spettatore.
Peppino, invece, è lontano anni luce dal compiacimento del fratello, e vive e convive con un’ansia metastorica e metalinguistica che trascende straordinariamente ogni intento e ogni intenzione. Quasi annoiato e stanco di se stesso, oserei dire, ma in ogni caso splendido e splendidamente vivo.
