Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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mercoledì, 28 novembre 2007

Idiot wind

Idiot wind  (Bob Dylan, 1975)

Qualcuno ce l'ha con me, si inventano storie sui giornali.
Chiunque sia vorrei che la piantassero, ma quando lo faranno posso solo immaginarlo.
Dicono che ho sparato ad un uomo chiamato Gray e ho portato sua moglie in Italia,
lei ha ereditato un milione di dollari e quando è morta è passato a me:
che posso farci se sono fortunato?

 La gente mi vede sempre e proprio non riesce a ricordare come comportarsi.
Le loro menti sono piene di grandi idee, immagini e fatti distorti.
Anche tu ieri hai dovuto chiedermi il perché e il per come.
Io non potevo credere che, dopo tutti questi anni, non mi conosci meglio di allora
dolce signora.

 Vento idiota che soffia ogni volta che muovi la bocca,
che soffia sulle strade che portano a Sud.
Vento idiota che soffia ogni volta che muovi i denti,
sei un'idiota, bambina mia:
è un miracolo che tu
ancora sappia come fai a respirare.

 Ho incontrato la cartomante che ha detto: "Attento ai fulmini che possono colpirti".
Non conosco pace e quiete da così tanto tempo che non me le ricordo nemmeno.
C'è un soldato solitario appoggiato a una croce, del fumo si riversa fuori da un vagone.
Non lo sapevi, non credevi potesse accadere, ma alla fine ha lui vinto la guerra
dopo aver perso
una ad una tutte le battaglie.

 Mi sono svegliato sulla strada, sognando a occhi aperti come vanno a volte le cose.
Visioni della tua cavalla saura balenano nella mia testa, e vedo le stelle.
Tu ferisci quelli che io amo di più e ricopri la verità di menzogne.
Un giorno sarai nel fosso con mosche ronzanti intorno ai tuoi occhi,
e sangue sulla tua sella.

 Vento idiota che soffia tra i fiori sulla tua tomba,
che soffia fra le tende nella tua stanza.
Vento idiota che soffia ogni volta che muovi i denti.
Sei un'idiota, bambina mia:
è un miracolo che tu ancora sappia come fai a respirare.

 E' stata la gravità che ci ha spinti giù ed il destino che ci ha separati.
Hai domato il leone nella mia gabbia, ma non era abbastanza per cambiare il mio cuore.
Ora ogni cosa è un po’ fuori posto, e le ruote si sono inceppate.
Il bene è male, il male è bene:
lo scoprirai quando raggiungerai la cima.
Ora sei sul fondo.

  L'ho notato alla cerimonia: i tuoi modi corrotti alla fine ti hanno resa cieca.
Non ricordo più la tua faccia, la tua bocca è cambiata,
i tuoi occhi non guardano più nei miei.
Il prete vestiva di nero al settimo giorno, sedendo impietrito mentre l'edificio bruciava.
Ti ho aspettata ai lati, vicino ai cipressi, mentre la primavera volgeva lentamente in autunno.

 Vento idiota che soffia in circolo intorno al mio teschio,
dal Grand Coulee Dam al Campidoglio.
Vento idiota che soffia ogni volta che muovi i denti.
Sei un'idiota, bambina mia,
è un miracolo che tu ancora sappia come fai a respirare.

 Non riesco più a sentirti dentro, non riesco persino più a toccare i libri che  hai letto.
Ogni volta che strisciavo oltre la tua porta speravo di essere qualcosa di diverso.
Giù sull'autostrada, sui binari, sulla strada per l'estasi, ti ho seguito sotto le stelle
ferito dal tuo ricordo e da tutta la tua gloria rabbiosa.

 Ora sono stato ingannato per l'ultima volta e sono finalmente libero.
Ho dato il bacio di addio alla belva urlante sul confine che ti separa da me.
Non saprai mai il dolore che ho sofferto, né la pena che devo sopportare.
E io non saprò mai lo stesso di te, della tua santità o del tuo amore,
e questo mi dispiace.

 Vento idiota che soffia tra i bottoni dei nostri cappotti,
che soffia tra le lettere che abbiamo scritto.
Vento idiota che soffia tra la polvere sui nostri scaffali.
Siamo degli idioti, bambina mia.
E' persino un miracolo che pensiamo ancora a mangiare.

 

                                                               Idiot wind, live 1976
postato da: dhPhD alle ore 02:10 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 26 novembre 2007

Peter Lorre

Un grande attore degradato spesso a caratterista. Piccolo, tozzo, sfuggente, occhi spiritati. Enorme carisma cui fa perfetto e meraviglioso pendant l'assenza di physique du rôle. Inquietante e mai statico sulla scena. Enormi potenzialità drammatiche, grande talento comico.
Sostanzialmente sottovalutato all'epoca, oggi credo farebbe fortuna sul lastrico. O all'interno di chissà quale trasmissione televisiva in cui probabilmente il cretino di turno gli ordinebbe senza rispetto: "Facci ridere!". Magari negli intermezzi fra la televendita di un assorbente e il promo di un nuovo telefonino.
Ma glielo ordinerebbero - beninteso - soltanto per banalizzare ed esorcizzare la profonda inquietudine suscitata nel miserabile uomo medio dal suo smisurato talento.


M - Il mostro di Düsseldorf (M), 1931, di Fritz Lang


Arsenico e vecchi merletti (Arsenic and Old Lace), 1944, di Frank Capra


I maghi del terrore (The Raven), 1963, di Roger Corman
postato da: dhPhD alle ore 03:16 | link | commenti (1)
categorie: profili
giovedì, 22 novembre 2007

Io non sono qui


Frammenti e visioni. Una riflessione non banale sull'artista e i suoi doppi. L'impossibilità di essere davvero se stessi. Le fughe, l'oblio, i "non ricordo". La sincerità, l'ambiguità, le cadute, i colpi d'ala del genio.
Credo che il film di Todd Haynes sia bello per questo. Per il modo mirabile in cui scompone l'enigma Dylan rendendolo una metafora, in ultima analisi, del mistero della creazione artistica.

Mi restano in mente alcune scene e alcune parole. Il piccolo bambino nero (Marcus C. Franklin) di nome Woody Guthrie (omaggio al vero 'maestro' di Dylan, l'unico che il menestrello abbia riconosciuto come tale) che, in fuga dai cattivi cade in acqua, in uno splendido delirio-citazione in cui sono fusi insieme L'Atalante di Jean Vigo e il 'mito' di Pinocchio.
Oppure l'alter-ego Robbie (Heath Ledger), l'attore di successo. "Robbie aveva appena finito di doppiare il suo ultimo film". Come dire: Dylan aveva appena terminato il suo ultimo album, un capolavoro, in cui però già non era più se stesso. Il riferimento è al periodo immediatamente successivo The times they are a-changin' . Infatti Robbie è la degradazione di Jack Rollins, l'anima folk autentica di Dylan (interpretata da Christian Bale, che mi sembra canti con la sua vera voce i pezzi di Dylan rappresentativi del suo 'personaggio'), quell'anima cioè che anni più tardi riceverà la chiamata di Dio. "Soltanto ritenersi predestinato avrebbe potuto a quel punto aiutarlo a salvarsi da se stesso". Il riferimento biografico è l'apparentemente incomprensibile passaggio del menestrello attraverso il gospel, cioè attraverso quella che secondo alcuni critici è la sua fase artistica meno felice. E così Jack Rollins incarna un po' gli esiti estremi del genio.
Come l'interrogatorio del suo alter ego Rimbaud (Ben Whishaw), accusato di sovversione, che punteggia l'intero film con lucidi passaggi.

In uno splendido bianco e nero che rievoca il viaggio-documentario su Dylan e i filmati di Don't look back (1967), ma si ispira evidentemente anche ad 8 e mezzo, si aggira invece il 'terrorista' Jude Quinn ("Giuda!" gli urla infatti il pubblico). Jude è l'uomo/donna - interpretato da una bravissima Cate Blanchett - che smitragliava e stordiva il proprio pubblico rendendosi odioso per il modo in cui stravolgeva le proprie canzoni, che suonavano così a dir poco 'indigeste' persino ai fan meglio disposti. Per non parlare delle accuse al Giuda che avrebbe tradito l'impegno politico. "Ma una canzone non può cambiare il mondo", replica il traditore. Jude cerca un recupero di se stesso, ha fame di autenticità. Veleggia così attraverso visioni oniriche e tentativi di fuga il cui unico scopo è forse il naufragio attraverso una non definita e non definibile libertà. In questo senso il riferimento a 8 e mezzo credo ci stia tutto. Ma era fuga, autocompiacimento, o creazione vera? Il dissidio con la 'critica ufficiale', davvero irreparabile e 'recuperato' nel film, fortunatamente non scioglie i nodi. "Tu non sei sincero!" lo smaschera il Mr. Jones dei suoi incubi - "Non ho mai detto di essere sincero", risponde Giuda...

Una parziale risposta sincera - che richiama davvero da vicino l'insostenibilità del genio - è data comunque dal vecchio fuorilegge Billy (un immaginario Billy The Kid, interpretato da Richard Gere), che si aggira nei luoghi in cui era scappato una volta dato per morto. Billy rivede alcuni dei suoi alter ego, prima di abbandonare anche quel posto che lo aveva nascosto e ospitato.  "Quando ti mettono davanti a te stesso, tu non parlare". Il vecchio Billy si allontana in treno, nuovamente in fuga: "Io non lo so chi sono. Mi sveglio una mattina e sono diverso la sera. Non posso essere sicuro che il giorno dopo sarò ancora me stesso"...
Io non sono qui.
   
postato da: dhPhD alle ore 03:00 | link | commenti (5)
categorie: cinema
lunedì, 19 novembre 2007

Il Teatro della Crudeltà

Lei è sola. Lui è un genio.

Lui aveva ripreso il discorso di Artaud rovesciandoglielo addosso. Lei non hai retto: era il pavido bluff di se stessa. L'ombra di una caricatura grottesca.

Le maschere sono ora cadute. Lui resta per un momento ancora sulla scena prima che si spengano le luci.
Poi sparisce.

Lui è solo. Lei ha perso.


                  
postato da: dhPhD alle ore 16:02 | link | commenti (6)
categorie:
giovedì, 15 novembre 2007


Carmelo Bene e Lydia Mancinelli in Nostra Signora dei Turchi, 1968, di Carmelo Bene

"Ci sono cretini che hanno visto la Madonna, e ci sono cretini non hanno visto la Madonna.
Io sono un cretino che la Madonna non l'ha vista mai.
Tutto consiste in questo: vedere la Madonna, o non vederla."



postato da: dhPhD alle ore 14:42 | link | commenti (4)
categorie: lampi e deliri
mercoledì, 14 novembre 2007

Il mondo è un business


Ned Beatty (Arthur Jensen) e Peter Finch (Howard Beale) in "Quinto potere" (tit. or. "Network"), 1976, di Sidney Lumet


«Lei, signor Beale, è un vecchio che pensa in termini di "nazioni" e di "popoli". Non vi sono nazioni, non vi sono popoli; non vi sono russi, non vi sono arabi; non vi sono Terzi Mondi, non c'è nessun Ovest. Esiste soltanto un Unico, un Solo Sistema dei Sistemi. Uno, vasto e immane. Interdipendente, intrecciato, multivariato, multinazionale dominio dei dollari. Petrodollari, elettrodollari, multidollari, sterline, yen, franchi, deutchmark, rubli... È il Sistema Internazionale Valutario che determina la totalità della vita su questo pianeta. Questo è l'Ordine Naturale delle cose, oggi. Questa è l'atomica, e sub-atomica, e galattica struttura delle cose oggigiorno. E lei ha interferito con le primordiali Forze della Natura! E lei dovrà espiare. Capisce quello che le dico, Signor Beale?

Lei si mette sul suo piccolo teleschermo a 21 pollici e sbraita parlando d' "America" e di "democrazia"...
Non esiste, l'America, non esiste la democrazia. Esistono solo IBM, ITT, AT&T, DUPONT, DOW, Union Carbide, Exxon... Sono queste le nazioni del mondo oggi. Di cosa crede che parlino i Russi nei loro consigli di Stato, di Carlo Marx? Tirano fuori i diagrammi di programmazione lineare, le teorie di decisione statistica, le probabili soluzioni, e computano i probabili prezzi e costi delle loro transazioni e dei loro investimenti. Proprio come noi. Non viviamo più in un mondo di nazioni e di ideologie. Il mondo è un insieme di corporazioni inesorabilmente regolato dalle immutabili, spietate leggi del business. Il mondo è un business, Signor Beale... Lo è stato fin da quando l'uomo è uscito dal magma.

E i nostri figli vivranno per vedere quel mondo perfetto, in cui non ci saranno né guerra, né fame, né oppressione, né brutalità... Una vasta ed ecumenica società finanziaria, per la quale tutti gli uomini lavoreranno per creare un profitto comune, nella quale tutti avranno una partecipazione azionaria.
E ogni necessità sarà soddisfatta... ogni angoscia tranquillizzata... ogni noia superata.»

 
postato da: dhPhD alle ore 04:16 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 10 novembre 2007

Gone down the drain



I thought she was a person
and to look into her eyes,
but it was only the drainpipe.
A drainpipe... Only a drainpipe,
with every imaginable
scum builded up.

Well, now that's true:
also my sense of humanity
has gone down that drain.
And so, in its descending,
this
nonsense
smells like blood.



Pensavo fosse un persona,
e di guardarla negli occhi,
ma era solo il tubo di scarico.
Un tubo di scarico... Solo un tubo di scarico,
con dentro incrostata
qualunque schifezza.

Bene, è proprio vero:
anche il mio senso di umanità
è precipitato in quello scarico.
E così, nella sua discesa,
questo non senso
ha l'odore del sangue.
postato da: dhPhD alle ore 05:43 | link | commenti (4)
categorie: poesie
mercoledì, 07 novembre 2007

"Stiamo facendo questa battaglia anche per te..."

Sì, magari è vero, ma non mi sento in colpa.
Apprezzo la vostra battaglia, qualunque essa sia, purché chiaramente siate in buona fede.
Tuttavia io credo che facciate tutto ciò prima di tutto per voi stessi. E vi ammiro esattamente per questo, non perché stiate facendo o meno qualcosa (anche) per me.

La chiave per la sopravvivenza dell'uomo è l'egoismo, perché l'egoismo è sentimento 'positivo' ed endemico. Dico 'positivo' perché presuppone un comportamento reattivo-adattativo ad uno status quo. Significa cioè dotarsi di iniziativa, ed esporre le proprie energie in un contesto più o meno recettivo.
Il punto è non equivocare tale egoismo confondendolo con l'orribile individualismo da società di massa (=ossimoro) oggi contrabbandato per egoismo.
L'egoismo è scoprire l'appartenenza ad una comunità limitata, più o meno vasta, scoprendo altresì che il mio interesse coincide o è del tutto compatibile con chi mi è vicino. Potrebbe anche darsi il caso di incompatibilità di interessi... Ma bisogna in ogni caso scoprirsi non disposti a subire unicamente l'interesse e gli egoismi 'positivi' altrui.

Ovviamente non enfatizzo tale concetto, ma dico semplicemente che tale forza, tale energia, appartiene in potenza a tutti gli esseri umani. E può e deve venir fuori, perché essa potrebbe travolgere in ogni dove e in ogni tempo qualunque cappa oscurantista montata ad arte, fondata spesso unicamente sulla paura. E' d'altro canto evidente che a tale egoismo sarebbe probabilmente preferibile un endemico odore di santità...
Ma purtroppo (o per fortuna) la straordinarietà non è endemica.
postato da: dhPhD alle ore 05:18 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 06 novembre 2007

In morte di Majakovskij

Non ci credevano. Pensavano fandonie.
Ma lo apprendevano da due, da tre, da tutti.
Si mettevano affianco,
nella riga del tuo tempo fermatosi di botto,
case di mogli di impiegati e di mercanti.

Era un giorno, un innocuo giorno più innocuo
d’una decina di precedenti giorni tuoi.

Si affollavano allineandosi nell’anticamera
come allineati dal tuo sparo.

Tu dormivi.
Spianato il letto sulla maldicenza dormivi.
E cessato ogni palpito eri placido,
bello, ventiduenne,
come aveva predetto il tuo tetrattico

Tu dormivi stringendo al cuscino la guancia,
dormivi a piene gambe, a pieni mallèoli,
inserendoti ancora una volta di colpo
nella schiera delle leggende giovani.
Tu ti inseristi in esse con più forza,
perché le avevi raggiunte con un balzo.
Il tuo sparo fu simile ad un Etna
in un pianoro di codardi e di codarde.

Oh, s’io avessi allora presagito,
quando mi avventuravo nel debutto,
che le righe con il sangue uccidono,
mi affluiranno alla gola e mi uccideranno.
Mi sarei nettamente rifiutato
di scherzare con siffatto intrigo.
Il principio fu così lontano,
così timido il primo interesse.

Ma la vecchiezza è una Roma
senza burle e senza ciance
che non prove esige dall'attore
ma una completa autentica rovina.

Boris Pasternak
postato da: dhPhD alle ore 05:22 | link | commenti (1)
categorie: poesie
giovedì, 01 novembre 2007

Non sempre gli stessi dei regnano in cielo

"In tutta la mia vita ho venerato due divinità: una presente e l'altra assente.
Un giorno infatti il serpente piumato, il dio assente, sarebbe ritornato segnando la fine di chi lo aveva sconfitto e scacciato.
Ma per battersi con un nemico bisogna muoversi nel suo stesso spazio, esistere nel suo stesso tempo."

E' per questo che coltivo senza timore la mia follia e i miei dualismi.
E' per questo che domando con la guerra e domando con la pace.
E' per questo che sono sincero ogni volta che mento, ogni volta che mi nascondo smentendomi senza mentire.
postato da: dhPhD alle ore 18:01 | link | commenti (6)
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