Demon Hunter

(Molto al di là del bene e del male)

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venerdì, 26 ottobre 2007

My world



Ladri di biciclette, Apocalypse now, 2001: Odissea nello spazio, L'amico di famiglia, Mezzogiorno di fuoco, Old boy, Fandango, Medea, C'era una volta il West, Leningrad cowboys go America, Il mucchio selvaggio, Bullitt, L'armata Brancaleone, Il Dottor Stranamore, Uccellacci e uccellini, Vincitori e vinti, Kill Bill vol. 1, Arancia Meccanica, Serpico, L'Oro di Napoli, Umberto D., Il mio nome è Nessuno, Brother, Che fine ha fatto Baby Jane?, La classe operaia va in paradiso, Pulp Fiction, Effetto notte, Casinò, Accidenti che ospitalità, The dreamers, Il senso della vita, Accattone, La finestra sul cortile, Febbre da cavallo, Full metal jacket, L'infernale Quinlan, Duel, Il settimo sigillo, Gremlins, Nosferatu il principe della  notte, La iena, Buffalo 66, V per Vendetta, L'uomo lupo, Othello, Il cacciatore, Quarto potere, La ricotta (da Ro.Go.Pa.G.),  Tempi moderni,  Storia immortale,  The  Blues Brothers,  Il Padrino,  I vitelloni,  Taxi driver,  Picnic at Hanging Rock, Per favore non mordemi sul collo, Zelig, Il grande Lebowski...
e tanti altri.
postato da: dhPhD alle ore 05:38 | link | commenti (5)
categorie: cinema
sabato, 20 ottobre 2007

A me stesso



"Sei quasi l'ultimo della tua razza, vecchio mio... Se io fossi più bravo come uomo d'affari che come cacciatore di uomini ti metterei in un circo"
postato da: dhPhD alle ore 03:19 | link | commenti (2)
categorie:

Buona fortuna


Non dimenticherò mai
l’amore che mi hai dato.
Un dono prezioso,
luminoso e profondo,
portato sulla terra
dalle stelle.


Non dimenticherò mai
la magia del tuo sorriso,
delle tue parole,
delle tue carezze;
quell’abbracciarsi vivo e spontaneo
come il respiro di un neonato.

Fummo amore e carne;
perfetti e indifesi,
vivi e mortali.
Poi cercammo di capire cosa fossimo:
cademmo in un istante,
senza capire.

Non dimenticherò mai
tutte le volte che mi hai rinnegato,
tutte le volte che ti ho rinnegato.
E forse eravamo soltanto
nuvole passeggere
sopraffatte dal sole d’estate.

postato da: dhPhD alle ore 02:46 | link | commenti (5)
categorie: poesie
mercoledì, 17 ottobre 2007


Cantavi come un usignolo
ma io ti disprezzavo.
Continuai a farlo
finché non smettesti
di cantare per me.

Poi non mi rassegnai al silenzio:
ero come un bambino capriccioso
che reclama ciò che è suo.
Disperato ti inseguii,
ma eri già perduta.

Lo so bene: non udrò mai più
quel tuo meraviglioso canto
che sa amare e sa tradire
con uguale e insensato candore.
E forse non capirò neppure
perché mai decidesti un giorno
di cantare per me.

Tu ora sei lontana
e io ti inseguo ancora.
Scaglio pietre sugli alberi
cercando di colpirti.
Un lamento ed un sospiro
mi ricordano quella voce.
postato da: dhPhD alle ore 04:06 | link | commenti (4)
categorie: poesie
martedì, 16 ottobre 2007

Sono un eroe tragico...

...che non ha neanche la soddisfazione di vestire i panni del "buono"... (machissenefotte!)


(Gian Maria Volonté nel ruolo di Ramón Rojo in Per un pugno di dollari, 1964, di Sergio Leone)

Ennio Morricone - Per un pugno di dollari [Tema principale]
postato da: dhPhD alle ore 01:51 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 15 ottobre 2007

Le belle bandiere

Non me ne frega niente
delle vostre bandiere al vento,
colorate e sfavillanti,
superbe e minacciose.
Io sono povero,
e posso permettermi soltanto  
uno straccio di bandiera.

Non mi servono i vostri miti:
veneri, artisti, eroi pazzi o savi,
intelligenti, cretini oppure santi.
Quasi sempre nei loro nomi
voi celebrate unicamente voi stessi.
Quindi addio. Vi abbandono volentieri
alle vostre cerimonie grottesche,
stolidi sacerdoti di deità d’accatto.

Io porto una bandiera strappata,
ma non so di che colore sia.
So soltanto che rido quando la porto
e rido ancora più forte se mi ridono appresso.
Ho vomitato tutti i miei e i vostri miti,
fino a sfinirmi di lacrime.
Ho conosciuto la profondità della notte,
e la mia bandiera senza nome
mi ha fatto compagnia.

Ma non sono migliore di voi. No, non lo sono.
Io porto una bandiera senza nome
perché solo quella ho meritato.
Non ho mai saputo di chi fosse,
né chi e perché mai si sia accanito
fino a sfigurare in questo modo
il mio povero straccio di bandiera.

Una cosa sola però la so bene,
e l’ho imparata anche questa a mie spese.
So soltanto che veder derisa
la mia bandiera, e me con lei,
mi dà molta, molta più gioia
di quanta me ne dia vedere al sole
sventolare le vostre belle bandiere.

postato da: dhPhD alle ore 08:25 | link | commenti (6)
categorie: poesie

Forever young


Bob Dylan, Forever young

(live tratto da The Last Waltz, 1978, di Martin Scorsese)
postato da: dhPhD alle ore 05:14 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 11 ottobre 2007

"Beati i poveri di spirito..."

Io diffido sempre di chi non parla solo e unicamente a suo nome. Di chi cita, ricicla e ritrita
dogmatismi altrui, dei quali - una volta convinto - vorrebbe riempire il mondo intero.
Questo potrebbe valere sia per chi decide di sperimentare assieme agli altri - per così dire - una nuova forma di follia (cioè ad esempio una convinzione, un'ideologia, una nuova dottrina), e vale senz'altro per gli sgherri più o meno consapevoli dell'ordine costituito. Questi ultimi però non prendono neanche in considerazione l'idea di poter essere essi stessi in errore (non possono infatti esserne coscienti), ed anzi si affidano a teoremi 'dialettici' con i quali arzigogolano la propria cattiva fede (o cattiva visione) delle cose. Il risultato delle loro flatulenze dialettiche risulta quindi soltanto e semplicemente ripugnante.

Io personalmente, ma solo per il semplice motivo che ho evidenziato all'inizio, diffido comunque anche dell'entusiasmo di chi - da precursore o da neofita - abbraccia con tutto se stesso una convinzione. Anche qualora costui si ritrovi ad agire davvero in buonissima fede, e si opponga con tutte le sue forze contro qualunque forma di "potere" da cui si senta oppresso. Ma in ogni caso - e direi a maggior ragione - i vigliacchi che si nascondono all'ombra del "potere" (e ne propalano il Verbo) semplicemente non esistono, in quanto simil-residuati (peraltro inetti e del tutto impoetici) di baracconate circensi.

Ma la mia strada, credo, sia comunque un'altra. La mia sensibilità mi porta a considerare di gran lunga preferibile un'ignoranza costruita a fatica che una cultura (o presunta tale) che non nasca da un sano e sacrosanto desiderio di liberarsi di sé.
Liberarsi, dunque, e non proporsi...
Chi desidera che gli altri impugnino la sua stessa bandiera è un criminale che andrebbe immediatamente arrestato. Chi sorride e mostra agli altri la sua bandiera è un sognatore. Chi sa ridere - e non ha bandiera - è padrone del mondo.
Perciò in verità vi dico: "beati i poveri di spirito, perché è loro il regno dei cieli".
postato da: dhPhD alle ore 01:24 | link | commenti (4)
categorie: lampi e deliri
martedì, 09 ottobre 2007

Peppino Rinaldi

(ovvero: come scomparire in un personaggio e farlo passare alla storia)



Un nome "anonimo" per una voce "anonima"... La voce del più grande doppiatore italiano di sempre: Giuseppe Rinaldi, detto Peppino.
Rivedendo Stromboli terra di Dio, 1949, di Roberto Rossellini, ho riconosciuto quella voce inconfondibilmente anonima. L'ho riconosciuta soltanto perché ho imparato a riconoscerla, anche per merito dei discorsi che un mio amico ed io facciamo da qualche mese sull'argomento "doppiaggio". Nei primissimi minuti del film compare un sergente che - con accento partenopeo imitato peraltro benissimo - intima ad Antonio (Mario Vitale) di allontanarsi dal filo spinato attraverso cui parla con Karin (Ingrid Bergman). La voce è chiaramente quella di Peppino (ormai, per me e per il mio amico, il Peppino per antonomasia è Giuseppe Rinaldi). Credo - ma non ne sono sicuro al 100%, anche perché non ho trovato nessun altro riscontro - che i panni del sergente siano vestiti proprio da Peppino.

Ma qual è la grandezza di Peppino, magistrale doppiatore italiano - tra i numerosissimi altri - di Jack Lemmon, Marlon Brando e Peter Sellers?
La sua voce non caratterizza, non carica di ingombro alcun personaggio, e resta fondamentalmente scollegata dalla memoria e dalla figura degli attori cui essa è prestata. Il che è un pregio enorme, soprattutto se consideriamo gli "eccessi" di caratterizzazione di altri doppiatori, splendidi e perfetti in alcuni ruoli - tanto da rimanere impressi anche nell'immaginazione dello spettatore più distratto - ma goffi e pesanti in altri doppiaggi. Mi vengono in mente innanzitutto Ferruccio Amendola che doppia Sylvester Stallone, oppure Pino Locchi che presta la sua voce a Sean Connery.
Peppino non caratterizza, né "imita" le cadenze dei suoi personaggi. Direi piuttosto che le reinventa con duttilità e abilità straordinarie. Un genio, indubbiamente. Un mostro di tecnica, innanzitutto, ma del tutto estraneo a qualunque sfoggio di arte retorica. Una voce - la sua - capace di passare con abilità e disinvoltura autenticamente diaboliche attraverso i più svariati registri. Credo che siano davvero pochi gli attori al mondo in grado di rappresentare contemporaneamente la comicità di Peter Sellers e l'inquietudine drammatica di Marlon Brando. Oppure la versatilità di Jack Lemmon e il "fascino" di Paul Newman... Per non parlare del suo agghiacciante doppiaggio di James Dean in Gioventù Bruciata, che insegue nei toni alti di una recitazione inquieta e sommessa, quasi fino allo snaturamento della propria identità vocale, fino cioè a rendersi davvero irriconoscibile e a scomparire. A scomparire e dimenticarsi di sé, per l'appunto, dimenticando dunque anche di essere un attore...

Peppino Rinaldi in
"Il ratto delle Sabine (Il professor Trombone)", 1945, di Mario Bonnard

Il Peppino "doppiatore" è dunque un "attore"? Non c'è dubbio che almeno in parte lo sia. Ma in parte non lo è affatto, e non per la classica obiezione che da sempre è stata fatta ai doppiatori, quella cioè di essere degli attori di serie B o degli attori mancati. E forse Peppino da piccolo aveva un sogno, lo stesso di tanti bambini di oggi: da grande avrebbe voluto fare l'attore. Un sogno mai realizzatosi compiutamente. Prestare agli altri attori la propria voce potrebbe dunque essere stato un ripiego, vissuto magari con qualche sofferenza. Rivedendo il volto sommesso di Peppino in Stromboli - attore anonimo e senza il classico physique du rôle - questo dettaglio non può non tornare alla mente. Come la diatriba sui (presunti) attori di serie B o attori mancati.

Ma tale diatriba lascia il tempo che trova. A maggior ragione in questo caso. Peppino infatti è stato un artista geniale, un maestro impareggiabile, e comunque non un attore tout-court. E' un uomo che ha creato opere d'arte autentiche attraverso la sua voce immensa, perché ha immaginato e disegnato forme e sfumature sonore che vanno ben al di là di un "linguaggio" codificato, o di forme o maniere già note. E' stato un genio e un talento smisurato, tanto da creare egli stesso un linguaggio a sé stante, un linguaggio che non somiglia a niente e a nessuno.
Da non-attore egli ha cioè messo in crisi il concetto stesso di attorialità e di interpretazione, prospettando vastità e contorni di impareggiabile eleganza e sapienza artistica. Oltre l'attore resta dunque il suono, forse neppure la voce, neppure le parole, ma unicamente il suono, che si inerpica nella varietà inattingibile e sterminata della mente umana. E - se da tale labirinto riesce a trovare una via di fuga una "caratterizzazione" ben precisa e determinata - questa non è una scelta studiata, "tecnica", o "retorica". E di sicuro non lo è a-priori. E' piuttosto una sinfonia
di assoluto nitore ideata con assoluta naturalezza. Umanissima ma anche inumana in quella sua densa e sofferta genialità che la porta - a volte drammaticamente, a volte con sorniona condiscendenza - all'inevitabile oblio di sé.
Per la serie: chiamiamolo "miracolo", più che "doppiaggio"...

(Per approfondimenti sul doppiaggio italiano: http://www.antoniogenna.net)
postato da: dhPhD alle ore 06:36 | link | commenti (3)
categorie: profili
mercoledì, 03 ottobre 2007

e bisogna essere amici dell'orrore. L'orrore e il terrore morale ci sono amici. In caso contrario, allora diventano nemici da temere... Sono i veri nemici"

(Marlon Brando nei panni del colonnello Kurtz in Apocalypse Now, 1979, di Francis Ford Coppola)
postato da: dhPhD alle ore 13:50 | link | commenti
categorie: